Strasburgo, 6 lug – Sarebbero state le lobby e addirittura le minacce di morte a far slittare a settembre la discussione sula riforma del diritto d’autore al Parlamento europeo. A dirlo è il presidente dell’Europarlamento, Antonio Tajani. Il testo proposto per la discussione ieri ha ricevuto 318 voti contrari contro 278 a favore e 31 astensioni. Secondo Repubblica, per esempio, avrebbe prevalso la propaganda dei giganti della rete che hanno convinto l’opinione pubblica sul fatto che la direttiva sul copyright avrebbe imposto una tassa a carico degli utenti e avrebbe bloccato la possibilità di linkare i contenuti, ma anche la pressione attraverso centinaia di mail e telefonate di elettori contattati grazie ai big data dai lobbisti americani e convinti a contattare i parlamentari per convincerli a non votare. Si parla anche di figli dei deputati convinti a far cambiare l’orientamento di voto del genitore.
“Negli ultimi giorni gli eurodeputati hanno ricevuto gravi minacce, anche di morte” ha raccontato a Repubblica Udo Bullmann, capogruppo dei socialisti e democratici a Strasburgo. “Il mio ufficio di presidenza è stato messo fuori uso dall’assalto dei lobbisti”, ha raccontato Tajani in una intervista all’edizione cartacea di Repubblica, “che hanno intasato e paralizzato le comunicazioni di posta elettronica. I nostri telefoni erano perennemente occupati”. Secondo Tajani, ci sono stati “eccessi che avranno conseguenze”. A partire dall’indagine sulle minacce di morte e dalla “diffusione enorme di fake news e una attività di disinformazione capillare”.
Il presidente dell’Europarlamento dice di aver “constatato che i partiti populisti come la Lega ed M5S, l’estrema sinistra e i verdi si sono schierati insieme alle multinazionali del web per far prevalere il ‘no’ ed evitare di dover pagare il diritto d’autore”. In gioco, aggiunge Tajani in un’altra intervista, questa volta al Messaggero, “non è una generica difesa della libertà”, ma “il predominio di alcune grandi multinazionali in un settore che ha la massima importanza nella formazione del discorso pubblico”. In verità, associare alle pressioni delle multinazionali il no di Lega e M5S alle nuove normative Ue sui diritti d’autore online è intellettualmente disonesto oltre che paradossale.
I parlamentari giallo-verdi infatti hanno bocciato il pacchetto perché un bavaglio alla libertà di informazione, con censura preventiva da parte dei grandi del web, proprio quelle multinazionali di cui parla Tajani (che appartiene a un partito d’opposizione, in Italia).
Fa specie quindi tutto questo clamore da parte di giornali come Repubblica, che è su posizioni chiaramente anti-governative, per una vicenda che in realtà è andata diversamente da come la si vuole mostrare.
Adolfo Spezzaferro


6 Commenti

  1. Ma è chiarissimo…….. Le deiezioni sinistre sono democratiche sino a che la pensi come loro,se critichi froci,feccia africana e altre ignobili porcate ti vorrebbero mettere il bavaglio…….luridi razzisti e traditori della patria…….vigliacchi e codardi.

  2. Come fanno sempre, tentano di far passare norme liberticida assegnandogli un nome che fa pensare a tutt’altro.
    In questo caso, la censura selvaggia del Web l’hanno chuamata “Riforma sui diritti d’autore online”

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