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Roma, 31 ott – Torna a salire la disoccupazione giovanile è ciò che emerge dai dati diffusi quest’oggi dall’Istituto nazionale di Statistica. Resta comunque fermo il tasso di disoccupazione che a settembre registra un 11,1% (contro una media europea del 9%) e che arresta di fatto la lenta discesa avvenuta nei mesi scorsi.



Nel dettaglio, la stabilità è stata determinata da un piccolo miglioramento della percentuale degli uomini occupati, mentre si è registrato un peggioramento tra le donne e i giovani tra i 15 e i 34 anni. Sostanzialmente stabile la percentuale degli occupati che si assesta al 58,1% (-0,1 punti percentuali). Il dato disaggregato ci dice che il tasso di disoccupazione maschile è sceso al 10,1% (-0,1 punti percentuali), mentre quello femminile è salito di +0,1% punti percentuali portando il valore complessivo al 12,5%.

Crescono invece gli inattivi (+0,2 punti percentuali) – vale dire quella componente di italiani che non hanno un lavoro e non lo cercano nemmeno – con un tasso che si assesta al 34,4% (+25mila). L’aumento è stato determinato dagli uomini e dai 15-34enni, a fronte di una sostanziale stabilità tra le donne e di un calo tra gli over 35.

Il dato più allarmante resta però quello legato ai disoccupati under 24. La quota dei giovani disoccupati sul totale di quelli attivi (occupati e disoccupati) è salita al 35,7%, in aumento di 0,6 punti percentuali rispetto al mese precedente. Non va meglio nelle altre fasce di età: tra i 25-34enni il tasso di disoccupazione è salito su base mensile di 0,7 punti percentuali, mentre è scesa di 0,3 punti tra i 35-49enni ed è rimasta stabile tra gli over 50.

Finito il trimestre estivo che ha portato in dote ad alcuni giovani lavori a tempo determinato, si torna alla “normalità” di una nazione che non riesce a sganciarsi dalle zavorre di un sistema economico in balia dei diktat europeisti, e di una riforma delle pensioni, quella voluta e difesa ad oltranza da Elsa Fornero, che continua a far lievitare gli anni di attività lavorativa, mantenendo nei posti di lavoro persone più anziane in sfavore dei giovani che restano a casa senza alcuna prospettiva per il futuro.

Giuseppe Maneggio

 

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