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Londra, 5 ott – Ore di panico nel Regno Unito, dove ci si è messa pure la tecnologia ad inasprire le difficoltà dovute alla crisi sanitaria e all’impennata di casi delle ultime settimane. Secondo quanto riportato dal Daily Mail, un database contenente i dati di decine di migliaia di casi di coronavirus si sarebbe «mangiato», perdendole per strada, le generalità di quasi 16mila contagiati, con la relativa mappatura dei contatti. Un disastro dal punto di vista sanitario; ma come è stato possibile? A quanto pare i nuovi casi erano stati caricati su di un foglio di calcolo Excel che aveva raggiunto la propria capienza massima ma nessuno si era premurato di aggiornare. Ebbene questi casi, che per l’esattezza sono 15.841 e sarebbero relativi a coloro che avevano effettuato il tampone tra il 25 settembre e il 2 ottobre, andrebbero aggiunti al calcolo dei positivi degli ultimi giorni.

Il Dipartimento della Salute, travolto dalla bufera mediatica, ha accusato i gestori dell’operazione Test&Trace. «Segnaliamo i dati quando li inviano», ha detto un funzionario a Sky News, assicurando che la criticità sarebbe stata risolta e, grazie agli «sforzi aggiuntivi» degli addetti al tracciamento durante il fine settimana, le autorità hanno contattato e invitato all’isolamento migliaia di persone che potenzialmente si erano esposte al virus. Nondimeno, la segretaria al Lavoro e alle Pensioni Therese Coffey ha ammesso questa mattina che molti britannici “potrebbero” essere stati infettati a causa della perdita di dati. Nonostante il problema sia stato risolto le autorità rimangono ancora in difficoltà riguardo il numero dei casi mancanti all’appello. “Se questo è un ritardo nella segnalazione, è già abbastanza grave. Ma se ci sono stati ritardi nell’inserimento di questi casi nel database dei test e delle tracce del National Health Service, ciò può avere gravi implicazioni per la diffusione della malattia”, ha spiegato il professor Duncan Robertson, accademico presso la Loughborough University.

Cristina Gauri

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