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Londra, 5 ott – I Proud Boys, organizzazione alt-right fondata da Gavin McInnes alla vigilia delle elezioni americane del 2016 in sostegno di Donald Trump, sono diventati immediatamente riconoscibili per la loro divisa: una polo nera e gialla della Fred Perry. Questo ha costretto il marchio britannico a prendere pubblicamente le distanze e annunciare la scorsa settimana di aver ritirato dalla vendita la maglia incriminata da Usa e Canada ben un anno fa.

Proud Boys contro Fred Perry

McInnes vive a Brooklyn: odia il femminismo, disprezza Joe Biden e sostiene Trump, ma rifiuta l’etichetta di razzista, anche se Biden stesso ha descritto i Proud Boys come suprematisti bianchi e siano stati classificati come un gruppo estremista dall’Fbi. “È incredibilmente frustrante che questo gruppo si sia appropriato della nostra maglietta nera e gialla e abbia piegato la nostra corona d’alloro ai loro scopi”, piange la Fred Perry attraverso un comunicato sul suo sito web la scorsa settimana. “Siamo orgogliosi di ciò che la corona di alloro ha rappresentato per oltre 65 anni: inclusività, diversità e indipendenza”. Fred Perry mette in chiaro che “non ha assolutamente nulla” a che fare con i Proud Boys e che “dobbiamo fare tutti qualcosa per chiudere quell’associazione”.

Il “black washing” della Fred Perry

Sono molte le sottoculture che sin dal lancio della prima polo nel 1952 hanno adottato la Fred Perry come divisa; altrettante sono state le correnti politiche a loro associate. Con buona pace del marchio inglese, la polo con l’alloro è stata parte integrante dell’abbigliamento anche di quei movimenti che definirebbero di “estrema destra”. La Fred Perry per scrollarsi di dosso questa infamante nomea a maggio ha lanciato una nuova linea e nel servizio fotografico di corredo vi erano solo modelli di colore. Questa iniziativa già all’epoca le valse più di qualche spernacchio da parte dei suoi fan “bianchi” su Twitter: fino a pochi anni fa i modelli utilizzati erano quasi del tutto inglesi e caucasici, perché la fetta di mercato di riferimento era quella della classe media del Regno Unito. Prima ancora, lo era la working class.

Ma la working class è (anche) di destra

La Fred Perry infatti è sempre stata usata sia rudeboys giamaicani, dagli skinhead di sinistra e di destra (era pieno di Fred Perry ai raduni del National Front), dai mod, dagli eroi del Brit Pop e infine anche da tutti quei gruppi e gruppetti indie degli anni 2000: Amy Winehouse ne era una fiera ambasciatrice. Come ricorda correttamente il Telegraph, i musicisti sono stati fondamentali per rendere il marchio “cool”, dagli Specials agli Jam per arrivare agli Arctic Monkeys. Hanno dimenticato di inserire gli Skrewdriver e quel pericoloso suprematista bianco che è Morrissey, ma cosa volete, sarà una svista. Cosa hanno in comune tutti questi artisti, di destra o sinistra? Molto spesso provengono o si ispirano alla cosiddetta “working class”, la classe lavoratrice che per darsi “un tono” ricorreva alla elegante Fred Perry. Clean living under difficult circumstances, è uno dei motti della sottocultura mod. E ai pubblicitari del marchio con l’alloro non è mai fregato nulla dell’uso che se ne è fatto, dato che hanno continuato a incassare lautamente anche in virtù di questi bug di sistema. I Proud Boys d’altronde non avranno bisogno di comprarne poi molte altre. Le polo della Fred Perry, per fortuna, possono durare anche una vita …

Ilaria Paoletti

1 commento

  1. Fred Perry, Lacoste, Ralph L., una storia di innegabili belle e comode polo. Oggi Pivert ! Il picchio nobile antico, operaio aristocratico.

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