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Corsica, parla un nazionalista: “Europa, sull’immigrazione impara da noi”

by La Redazione
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14088723_576085095896978_971522410_nRoma, 22 ago – A distanza di una settimana dai fatti di Sisco, incontriamo un militante indipendentista corso in un bar vicino al porto di Bastia. L’uomo, soprannominato “Sampiero”, preferisce mantenere l’anonimato.

Parlaci dei fatti di Sisco, di ciò che è successo nella realtà e di ciò che i media hanno omesso.

Partiamo dai fatti, nella spiaggia di Sisco sabato: inizia tutto con la presenza dei magrebini al mare, che si impadroniscono della spiaggia infastidendo coppie di turisti e tirano pietre su una donna che stava facendo il bagno in bikini. Esplode subito un conflitto, i nordafricani aggrediscono giovani del luogo tra i 15 e i 18 anni, mentre loro hanno tra i 30 e i 40 anni. I magrebini prendono il sopravvento, uno di loro mostra anche un machete. Arrivano i parenti dei ragazzi del luogo per capire cosa stesse succedendo e i magrebini rispondono tirando un arpione sui di loro. Subito dopo arrivano gli uomini del paese per rimetterli al loro posto, ma l’intervento successivo della celere fa si che i magrebini si salvino.

Cosa è successo il giorno dopo?

Nella notte la notizia si diffonde in un lampo e il giorno dopo la popolazione si riunisce davanti al comune, circa 600 persone ascoltano la versione dei paesani coinvolti nei fatti. Subito la popolazione vuole fare giustizia anche per il fatto che gli aggressori gridavano Allah Akbar. Si trattava di contrastare un tentativo di conquista. A Bastia, nel quartiere di Lupino,  c’è una forte presenza magrebina. tanto che costoro si sentono liberi di poter dire che sono a casa loro. La popolazione è salita a Lupino per affermare che quella e tutta l’isola è terra dei corsi, è stata una forte azione territoriale ma è da specificare che è stata un’azione senza ideologia né partiti.

Che risvolti avranno nel futuro questi fatti?

I fatti di Sisco si integrano nel processo storico che si sta sviluppando in Europa, l’ascesa verticale della violenza islamista e immigrata in generale. A questa i corsi rispondono con azioni di giustizia popolare e anche se la Corsica, contro la sua volontà, è all’interno del territorio francese dove ci sono stati attentati con tantissimi morti, i corsi rispondono che non vogliono essere vittime della minaccia ai popoli europei. Vogliamo essere i maestri della risposta vincendo questa guerra.

Quali sono stati i precedenti ai fatti di Sisco?

Nel 2015 ad Ajaccio, nella notte di Natale, viene tesa una trappola contro i vigili del fuoco, che vengono aggrediti da una sessantina di persone incappucciate e con armi contundenti. Fortunatamente i vigili del fuoco non sono stati feriti ma la reazione popolare è stata immediata, il giorno dopo la popolazione si è riunita davanti alla prefettura di Ajaccio e ha deciso di marciare nel quartiere con alcune presenze magrebine per ribadire chi sia il padrone in terra di Corsica. Il messaggio è stato ricevuto tanto che non si è visto più un magrebino girare. Si sono rinchiusi in casa con le luci spente. Anche qui la risposta non era ideologicamente indirizzata né egemonizzata da nessun partito o organizzazione ma è stata attuata da tutti gli strati della popolazione sotto la bandiera della Corsica e urlando slogan indipendentisti “siamo a casa nostra, arabi fora” e la rivendicazione era chiaramente di colore nazionalista. Noi siamo una comunità organica, l’unica che ha il diritto di dire che in Corsica è padrona, a casa propria. La Corsica ha un problema ontologico e antropologico con l’immigrazione di massa e se tante popolazioni europee la subiscono, non è il caso nostro.

Nei fatti di Sisco e di Ajaccio la politica istituzionale come si è comportata?

Nei fatti di Ajaccio le istituzioni hanno avuto una risposta varia e poco coerente, condannando l’attacco ai vigili del fuoco ma non appoggiando le azioni del popolo, anche perché si tratta di una base elettorale di indipendentisti e autonomisti. Tutto ciò dal popolo è stato visto come un atteggiamento deludente. Mentre invece nei fatti di Sisco il corpo politico e mediatico ha appoggiato la popolazione e gli esponenti di qualsiasi indirizzo politico hanno preso le parti della popolazione. Da quel momento i media francesi hanno gridato al razzismo distorcendo la realtà, tanto è vero che il presidente dell’assemblea di Corsica Jean-Guy Talamoni ha detto chiaramente che la popolazione corsa dimostrava una capacità di reazione sana, assente totalmente negli altri popoli europei.

Come si inserisce la lotta di liberazione nazionale dell isola nel contesto che abbiamo appena descritto e quale è il vostro scopo in questo momento?

In Corsica c’è uno spazio fertile per le idee nazionali rivoluzionarie perché c’è una capacità di reazione reale della popolazione contro le forze sovversive (cioè immigrazione extraeuropea e extra cristiana) e dove le forze sovversive interne sono poco sviluppate. Tutte le forze politiche, sia del centrosinistra che centrodestra, sono contro l’islam terrorista. I corsi hanno una capacità di liberazione che l’Europa ancora non ha notato, la lotta di14101533_576084362563718_1036895984_n liberazione nazionale viene combattuta sia contro la Francia e la sua ingiusta oppressione, sia contro l’immigrazione e lo stato islamico. I corsi sono e si sentono parte del popolo europeo ma sono anche loro al centro dei flussi immigratori. C’è una consapevolezza di doversi schierare nel panorama geopolitico internazionale, anche tra gli ultras nazionalisti corsi c’è una prova di come siano affezionati alle idee rivoluzionarie, tanto che durante una partita hanno esposto uno striscione con scritto “forza al Bashar”. L’obbiettivo del nostro movimento, che fa parte dell’ambiente nazionalista rivoluzionario, è di far conoscere alla scena rivoluzionaria europea il nazionalismo corso e di far conoscere alla maggioranza dei nazionalisti corsi il nazionalismo rivoluzionario europeo.
Come vedono i corsi la lotta di liberazione nazionale? 

La stragrande maggioranza della gioventù è a fianco degli indipendentisti e autonomisti, la differenza tra questi due gruppi sta solo nel modo in cui ottenere la liberazione nazionale: se gli autonomisti sono più per una larga autodeterminazione all’interno del governo francese per una progressiva indipendenza, gli indipendentisti, più radicali dei primi, sono per una totale e netta indipendenza dalla Francia. Questi due gruppi non sono opposti, ma collaborano per uno stesso obiettivo.

Perchè nel 2015 venne sancita una tregua armata della lotta di liberazione da parte del FLNC (Fronte di Liberazione nazionale corso)?

C’è stato un cambiamento dei tempi, se prima le armi erano necessarie, adesso per il nazionalismo corso ha più senso parlare tramite la politica e con i politici. Ora è il momento dell’affermazione nazionale tramite vie legali, dal momento che non è più necessaria una forza clandestina per avere il diritto di parlare.

Manfredi Pinelli

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