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Roma, 4 mar – La Corte Penale Internazionale ha annunciato che indagherà sulla condotta tenuta dallo Stato d’Israele nell’ambito delle proprie operazioni a Gaza e in Cisgiordania. Lo rende noto in un comunicato la capo procuratrice gambiana Fatou Bensouda, dichiarando che svolgerà un’indagine imparziale che chiarirà anche le responsabilità da parte di Hamas, il partito palestinese di ispirazione islamista considerato un’organizzazione terroristica da Israele.



Crimini di guerra, Israele respinge le accuse

L’Aia ha infatti annunciato di avere tutti gli elementi per procedere contro Tel Aviv con particolare riferimento allo scontro armato che nel 2014 ha visto coinvolti Hamas e l’esercito israeliano nella striscia di Gaza e all’indiscriminata colonizzazione della Cisgiordania operata dallo stato ebraico. Accuse respinte da Israele, che ha sollevato aspre polemiche contro l’Aia, ritenendo in realtà giustificate le sue azioni in virtù della sicurezza interna.

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L’indagine dell’Aia su Gaza

L’oggetto principale dell’indagine sarebbe rappresentato dalle numerose operazioni militari israeliane nella striscia di Gaza, culminate nel violento scontro del 2014, che ha visto Tel Aviv colpire 5.263 presunti obiettivi militari, uccidere oltre 2.100 persone, ferirne altre 10.000 e danneggiare oltre 89.000 abitazioni.

Gaza subisce da decenni un blocco totale del territorio che impedisce non solo ai suoi abitanti di condurre attività economiche di rilievo ma anche di ricevere adeguata assistenza medica. Il sovraffollamento – con oltre 5.000 abitanti per chilometro quadrato – limita poi le capacità di approvvigionamento della regione, con una conseguente crisi umanitaria dilaniante per gli arabi.

L’Indagine dell’Aia sulla Cisgiordania

Altra questione che coglie l’attenzione della procuratrice è la la condotta israeliana in Cisgiordania – dove l’occupazione di Tel Aviv provoca una grave discriminazione tra popolazione araba ed ebraica. Questi ultimi controllano di fatto la maggior parte del territorio e delle risorse palestinesi, che usano poi per edificare e mantenere autentici insediamenti coloniali.

Israele, in particolare, nel solo gennaio 2021 ha annunciato la costruzione di oltre 3.300 unità abitative da costruire su territorio palestinese e non ha mancato nemmeno di intervenire sul fronte economico, danneggiando le attività economiche degli arabi qualora risultassero eccessivamente concorrenziali per la parte ebraica.

Le reazioni di Tel Aviv e dei palestinesi

Netanyahu da parte sua ha già parlato di “grave attacco” del tribunale internazionale con sede a l’Aia. Tra accuse di “antisemitismo” e “ipocrisia” ha infatti giustificato la sua condotta in nome della sua sicurezza interna, invitando l’organizzazione internazionale a concentrarsi sugli illeciti “regimi totalitari” quali Iran e Siria.

Le autorità palestinesi da parte loro invitano invece l’Aia a non cedere alle pressioni di Tel Aviv. Lo stato arabo accusa da anni la controparte di violare le risoluzioni ONU, mettendo costantemente in discussione la sua sovranità.

L’annuncio è stato ben accolto anche dai manifestanti palestinesi, anche in vista dei recenti scontri tra forze israeliane e manifestanti arabi. Tensioni che hanno di nuovo visto una dura e generalizzata repressione da parte di Tel Aviv.

Giacomo Morini

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