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Roma, 22 giu – “Non condivido le tue idee, ma mi batterò fino alla morte affinché tu possa esprimerle”. E’ la frase più inflazionata di Voltaire, sovente citata da chi per dar mostra di tolleranza e magnanimità democratica, decide di accettare un qualsivoglia confronto ideologico. Bravi, peccato che la frase non sia affatto di Voltaire. Poco importa però l’attribuzione al fine di inquadrare bene quanto accaduto oggi a Parigi. Perché in ogni caso qualcuno la citerà per convincere i furiosi iconoclasti, di aver commesso un grave errore nel vandalizzare la statua del filosofo illuminista nella capitale francese.

Già, il barbaro moto scomposto dei cacciatori di statue (le streghe iniziano a rivoltarsi nella tomba), ha preso di mira anche Voltaire, imbrattandone il monumento a colpi di vernice rossa. La foga Black lives matter non sta risparmiando proprio nessuno, soprattutto coloro che vengono considerati razzisti protagonisti dell’epoca coloniale. Quei maledetti monumenti dedicati a personaggi che rappresentano un passato intollerante e schiavista vanno tolti di mezzo senza pietà, deturpati, sfregiati e poi abbattuti per cancellarne la memoria. Così a Parigi, oltre a danneggiare la statua di Hubert Lyautey, ufficiale francese nelle truppe coloniali nonché ministro della Guerra durante il primo conflitto mondiale, qualcuno ha deciso pure di scagliarsi contro quella di Voltaire.

I circensi del pensiero unico

Ora, non pretendiamo e anzi francamente poco ci interessa che certi fenomeni da baraccone antifascista si leggano il “Trattato sulla tolleranza” o confutino Leibniz sfogliando il “Candido”, anche perché troverebbero comunque il verso di interpretare male il tutto e individuare sistemi dittatoriali anche nel sottoscala di casa. Ci limiteremo allora a far notare loro che sono dei circensi del pensiero unico, dediti a fantastici salti carpiati.
Il cortocircuito in cui sono incappati imbrattando la statua di Voltaire è infatti straordinario, quasi unico nel suo genere. Ma giusto per sottolinearne la stupidità, gli buttiamo là un’altra frase del filosofo francese, visto mai che ci riflettano: “È meglio rischiare di salvare un colpevole, che condannare un innocente”. Tranquilli, questa è autentica.

Eugenio Palazzini

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