Roma, 12 nov – Se per alcuni Paesi l’aumento dei prezzi del petrolio è una sciagura, per altri è come una manna caduta dal cielo, perché si traduce in maggiori entrate per le casse dello Stato. Ovviamente questo aumento non necessariamente porta maggiore prosperità ai cittadini dei Paesi produttori visto che tutto dipende da come questi soldi vengono spesi. Ma per quanto riguarda l’Angola ci sono indicazioni che il governo sta usando queste entrate con lungimiranza.

Così l’Angola usa il petrolio per liberarsi dal cappio cinese

Come altre nazioni africane, l’Angola ha un grosso debito estero e buona parte di esso è stato contratto con la Cina. Nella fattispecie la somma dovuta al gigante asiatico è enorme: circa 18 miliardi di dollari. Le autorità angolane sono consapevoli di quanto questa situazione sia insostenibile e per tale motivo stanno approfittando dell’aumento delle entrate, generato dall’incremento dei prezzi del petrolio, proprio per ridurre questo debito ripagando in anticipo i prestiti cinesi.

Per avere un’idea dell’impatto di questa operazione, basti pensare che se nel 2020 l’ammontare del debito estero dell’Angola era pari al 100% del suo Pil, quest’anno è calato al 66% e per il 2023 dovrebbe scendere al 61%.
Anche se la dipendenza dettata dal debito è lontana dall’essere archiviata, il governo di Luanda è insomma sulla buona strada e le progressive riduzioni stanno già dando risultati in termini di minori spese obbligate e più soldi risparmiati.

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Giuseppe De Santis

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