Roma, 4 giu – La Costa D’Avorio è il più grande produttore al mondo di fave di cacao, ma come altri produttori raccoglie solo le briciole di questo mercato miliardario perché la lavorazione avviene altrove. Molti imprenditori africani però vogliono risolvere questo problema e si stanno impegnando tantissimo per trasformare le fave di cacao in prodotti ad alto valore aggiunto. Tra questi  è degno di nota Alex Emmanuel Gbaou.

Costa d’Avorio, quando il cacao può fare la ricchezza di una nazione: un bel progetto

Il fondatore di Le Chocolatier Ivorien, che tradotto significa il cioccolatiere ivoriano, non solo ha iniziato a produrre barre di cioccolato che poi vengono vendute in Costa D’Avorio e in altri Paesi africani, ma forma anche lavoratrici insegnando loro come ottenere di più dal cacao che i loro mariti coltivano.
Per capire l’importanza di questo progetto basta pensare che i contadini di solito vendono fave di cacao non tostate a 1 euro al chilo, un prezzo troppo basso per sopravvivere. Per questo motivo Gbaou insegna ai suoi dipendenti come selezionare le migliori fave di cacao, come tostarle e come estrarre da queste il burro di cacao, nonché come usare ciò che rimane per produrre cioccolata.

L’impatto di questo progetto è notevole visto che il cacao tostato viene venduto da queste contadine per 5 euro al chilo e il burro di cacao a 15 euro al chilo, abbastanza per permettere ai figli di andare a scuola e vivere decentemente. Questa fabbrica di cioccolato produce diecimila barrette al mese in 100 gusti diversi e fino ad ora ha formato più di duemila donne, a dimostrazione della validità di una strategia volta ad aggiungere valore alla produzione di cacao.

Questa storia imprenditoriale riflette il piano del governo ivoriano di stimolare la crescita economica tramite la produzione di prodotti ad alto valore aggiunto ed è ovviamente importante che i produttori siano ivoriani e non cinesi o di altre nazionalità, per evitare che gli introiti volino via all’estero.

Giuseppe De Santis

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