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Roma, 24 set – Il Covid in primavera potrebbe presentarsi come un “banale raffreddore”. A dirlo sono adesso due esperti dell’Università di Oxford. Non propriamente due scienziati tra i tanti, ma coloro che hanno sviluppato il vaccino prodotto poi da AstraZeneca: il canadese John Bell e la britannica Sarah Gilbert.



Il prof Bell: “Il peggio è passato”

“Il peggio dovrebbe essere passato”, dice il professor Bell a Radio Times, pronosticando che “le cose possano andare bene” una volta archiviata la stagione invernale. “Se guardiamo alla traiettoria, vediamo che stiamo già molto molto meglio di sei mesi fa. Con la pressione sul servizio sanitario largamente abbattuta (in termini di ricoveri) e un numero di morti in calo” . Ma non è tutto, perché sempre lo scienziato canadese fa notare che oggi la gran parte dei decessi riguardano persone anziane o con gravi patologie. Rispetto a questi morti oltretutto, a suo avviso, non “non è neppure interamente chiaro quanto il Covid sia stato decisivo”.

La prof Gilbert: “Il Covid causerà un comune raffreddore”

Anche la scienziata Sarah Gilbert prova a mettere a tacere i soliti allarmisti che prevedono sempre e comunque catastrofi in agguato. “Il Covid si indebolirà e finirà per causare solo un comune raffreddore” ed è “improbabile che muti in una variante più letale”, dice Gilbert esponendo il suo punto di vista durante un seminario della Royal Society of Medicine. La dottoressa che ha sviluppato il vaccino prodotto da AstraZeneca spiega poi che il virus “diventerà meno virulento man mano che circola nella popolazione, non c’è motivo di pensare che avremo una versione più virulenta di Sars-CoV-2”. Al contrario, dice ancora la professoressa britannica, possiamo ipotizzare che il Covid diventerà come “i coronavirus che circolano ampiamente e causano raffreddori”.

E sempre a proposito di coronavirus: ”Viviamo già con quattro diversi coronavirus umani a cui non pensiamo mai molto e alla fine Sars-CoV-2 diventerà uno di quelli. È solo una questione di quanto tempo che ci vorrà per arrivarci e quali misure dovremo prendere per gestirlo nel frattempo”, afferma Gilbert.

Il professor David Matthews, professore di virologia presso la School of Cellular and Molecular Medicine di Bristol, concorda con la collega: “I bambini nati oggi probabilmente lo prenderanno, lo batteranno e quando avranno 20/30/40 anni avranno combattuto il virus e vinto dozzine di volte”, dice al Mirror.

Alessandro Della Guglia



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