Tirana, 21 apr – Gente armata per le strade, criminalità dilagante a vista d’occhio, autorità governative praticamente inesistenti mentre bande di delinquenti armati avevano conquistato ormai gran parte dei territori della nazione. No, non è un incubo né tantomeno un film fantascientifico su un futuro apocalittico. È l’anarchia albanese del 1997, uno dei periodi più tragici nella storia della nazione balcanica.
L’Albania dalla fine della seconda guerra mondiale fino all’inizio degli anni ’90 è stato uno stato socialista totalitario. Il leader supremo della nazione era Enver Hoxa, spietato dittatore comunista che seguiva la linea di Mao, finendo addirittura per rompere con Tito perché “troppo moderato e riformista”. In questi anni, nonostante non se ne sia parlato e non se ne parli molto, è stato uno dei Paesi più chiusi ed isolati al mondo. Non era permesso a nessuno di lasciare il territorio nazionale, la proprietà privata era stata abolita e gli oppositori del governo venivano giustiziati, talvolta nelle piazze pubbliche. Il voto era obbligatorio e la scelta limitata ad un solo partito, il Partito del Lavoro d’Albania. I.K., nativo albanese ma da anni cittadino italiano, racconta come si viveva nella quotidianità ai tempi del comunismo: “Ricordo che l’Italia, assieme a tutto il blocco occidentale, era vista come un inferno in cui il capitalismo aveva portato tanta criminalità insieme all’abuso di droghe. Ho rischiato molto durante il comunismo. A casa giravamo l’antenna della TV verso l’Italia per vedere programmi italiani, e un giorno un poliziotto è entrato in casa per fare un controllo. Ho dovuto girare l’antenna, sennò sarei stato accusato di attentato alla patria”.
Negli anni successivi al crollo del comunismo si era insediato un governo semidemocratico, presieduto da Sali Berisha, esponente del neonato Partito Democratico d’Albania. Questo governo riuscì a mantenere il controllo del Paese, fino a quando nel 1997 una grave crisi portò il paese in rovina. Si erano andate formando una serie di imprese finanziare che funzionavano come banche, offrendo la possibilità di effettuare investimenti ad altissimo ritorno. Gran parte della popolazione albanese investì i propri risparmi in queste imprese, che inizialmente ritornavano il denaro con gli interessi (con fini propagandistici) per poi annunciare da un giorno all’altro, nel marzo del ’97, il loro fallimento. Due terzi della popolazione perse tutto e si ritrovò nelle strade senza nulla in mano, mentre il governo, che aveva garantito su quelle imprese, si apprestava ad implodere sotto l’irruenza di bande armate popolari.
In questo stato di totale caos ed assenza di ogni forma di potere politico legittimato, ebbe luogo quella che viene chiamata anarchia albanese del 1997. È sempre I.K. a raccontare di essere tornato in Albania per una visita ai parenti, ricorda il clima di quel periodo: “Era il caos più totale. La gente picchiava i politici. L’anarchia è scoppiata quando delle bande criminali hanno fatto irruzione nei depositi di armi militari, a quel punto la gente girava per le strade sparando in aria e fermando le macchine per derubare i passeggeri. Non c’era lo stato. In quei giorni nessuno usciva di casa, non ci voleva nulla a farsi ammazzare”.
Molti degli albanesi che ora vivono nel nostro paese partirono proprio in quel 1997 che aveva visto come protagonista dei media italiani il caso della nave di migranti affondata da una imbarcazione della Marina Militare Italiana. Questo fatto, sotto il governo Prodi, è sufficiente per zittire aree di sinistra del Paese che ora gridano al pericolo razzista, ma che non ricordano che sotto un governo di centrosinistra centinaia di persone furono ammazzate e fatte morire in mare dalla Marina Italiana (se succedesse oggi potrebbe scoppiare una guerra).
Quello dell’anarchia albanese è un caso quasi unico nella storia del secondo novecento, avvenuto in un paese poco distante dalla nostra Italia, sotto il silenzio di chi, in quegli anni, non aveva il coraggio di denunciare internazionalmente il più tetro regime comunista europeo.
Dario Dedi

4 Commenti

  1. Qul epoca gurdiafinaza e sfornato barca albanese ,perché non dovrebbe pagare scafisti albanesi deve pagare nave di guardia di finanza italiana che veniva prendere clandestini in Albania prendevano 1000 dollari ciascuno venivano porto di Valona o Durazzo che prendevano clandestini 50 clandestini a viaggio che voglio dire 50 mila dollari e così via.Berlusconi piangeva faceva lacrime di falso ma che lui era consapevole di questo sa già lui

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