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Roma, 6 ott – Mentre i leader europei, Draghi in testa, fanno la gara a farsi fotografare insieme a Greta Thunberg, cittadini e aziende vengono tartassati dai pesanti rincari delle bollette energetiche dovuti all’aumento del prezzo del gas. Chi non ci sta a subire passivamente questa situazione è il premier ungherese Viktor Orban che tuona contro istituzioni comunitarie e transizione ecologica: “La Ue deve cambiare la sua politica perché l’aumento dei prezzi è almeno in parte colpa della Commissione europea. Il nuovo regolamento del Green Deal è una tassa indiretta per i proprietari di case e auto. E’ inaccettabile”.



Fornitura gas, l’accordo tra Orban e Putin

Così l’uomo forte di Budapest ha deciso di prendere in mano la situazione stringendo un accordo a lungo termine per la fornitura di gas direttamente con Gazprom, il colosso energetico di Stato russo. Il contratto, entrato in vigore il 1° ottobre e con durata di 15 anni, prevede la fornitura all’Ungheria di 4,5 miliardi di mc di gas all’anno, la maggior parte dei quali transiteranno attraverso il gasdotto Balkan Stream.

Secondo il Ministro degli Esteri ungherese Peter Szijjártó “il fabbisogno energetico dell’Ungheria può essere garantito nel modo più sicuro attraverso un contratto a lungo termine con Gazprom. Il prezzo concordato è molto più favorevole per l’Ungheria rispetto a quello previsto dal precedente contratto del 1995, ora in scadenza”.

Con il nuovo contratto cambia anche la rotta di fornitura del gas che non passerà più attraverso l’Ucraina, privandola quindi delle entrate derivate dalle tasse di transito, una voce importante nel bilancio di Kiev. Il Ministero degli Esteri ucraino si è detto “sorpreso e deluso dalla decisione dell’Ungheria. La consideriamo una decisione esclusivamente politica presa per compiacere il Cremlino, a discapito degli interessi nazionali dell’Ucraina e delle relazioni ucraino-ungheresi”.

Da parte sua Putin gongola per il volume record di forniture energetiche all’Europa e ricorda come “la Russia è un fornitore di gas affidabile per l’Asia e l’Europa e rispetta gli impegni in pieno. Gazprom non ha mai rifiutato di aumentare le forniture di gas all’Europa, se richiesto. Semmai è la politica europea dei contratti di breve termine ad essersi rivelata errata”.

Vecchi e nuovi alleati

La partita è così importante da avere implicazioni non solamente economiche ma soprattutto geopolitiche. Tradizionalmente l’Ungheria, come praticamente tutti i paesi est-europei con l’unica eccezione della Serbia, non guarda con simpatia alla Russia, sia per motivi storici – il ricordo dei carri armati sovietici e dei crimini del comunismo sono ancora ben presenti nella memoria del popolo magiaro – sia per la forte pressione di Usa e Nato.

Ma negli ultimi tempi qualcosa sembra essere cambiato e così Orban, infastidito dai continui attacchi provenienti da Bruxelles, sta cominciando a volgere il suo sguardo ad est. Prima il rifiuto verso nuove sanzioni per il caso Navalny, poi la scelta dello Sputnik V come vaccino anti-Covid e ora l’accordo sul gas. Forse il primo ministro ungherese, campione di pragmatismo, ha intuito che per il suo paese è più conveniente guardarsi intorno piuttosto che restare imbrigliati in una Ue che, tra le altre cose, vorrebbe imporgli gender e immigrati?

Lorenzo Berti



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1 commento

  1. Il gruppo d’ acquisto, perché solo di questo si tratta, di Bruxelles, della Ditta Ue-Bce, non solo è vergognosamente oneroso (con soldi ns.), quindi deficitario, ma pure ben poco conveniente. Ovvio scantonare!

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