russian_bearKiev, 3 feb – Numerosi e simultanei segnali suggeriscono il rischio di una rapida escalation della tensione intorno alla crisi Ucraina, ormai da molti mesi apertamente degenerata in guerra civile.

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Situazione attuale sul campo con evidenza della sacca di Debaltsevo

Sul campo, le forze separatiste delle autoproclamate repubbliche di Donetsk e Lugansk (Luhansk in lingua ucraina), nell’area complessivamente denominata Donbass o, più recentemente, Novorussia, dopo la recente conquista dell’aeroporto di Donetsk seguita a una lunghissima battaglia, stanno conseguendo in questi giorni circoscritte ma significative vittorie, confermate da fonti sia filo-separatiste che occidentali e anche italiane, nonché da dichiarazioni attribuite a un combattente locale delle forse regolari nonché membro del parlamento ucraino, in particolare intorno alle zone chiave di Debaltsevo e Uglegorsk (letteralmente “città del carbone”), fondamentali per l’intero paese per l’estrazione e il trasporto di carbone. In particolare, mentre lo snodo ferroviario di Uglegorsk pare in mano ai separatisti filo-russi, i medesimi avrebbero quasi completamente circondato una vasta area intorno a Debaltsevo, cittadina di 25 mila abitanti fortificata dalle forze governative, praticamente isolando almeno 8 mila soldati regolari.

Poiché l’eventuale perdita completa del controllo su questa zona strategica potrebbe avere ripercussioni importanti e forse drammatiche per gli approvvigionamenti energetici nel resto dell’Ucraina, è lecito attendersi che la loro difesa sarà strenua. Tanto più che è terminato con un nulla di fatto il programma di estrazione di gas di scisto in chiave di alternativa al gas russo.

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Corpi di soldati regolari ucraini ammassati intorno a un campo giochi alla periferia di Donetsk

Molte decine di combattenti morti e feriti quasi ogni giorno da ambo le parti, generalmente in numero maggiore tra le forze regolari, sono riportati nei briefing giornalieri.

Ancora sul campo, continuano incessanti i bombardamenti, con relative numerose vittime, delle aree civili di Donetsk, capitale della omonima autoproclamata repubblica, nonché nei giorni scorsi della città costiera meridionale di Mariupol, in mano alle forze regolari di Kiev. Molte zone mancano di elettricità e riscaldamento, esasperando le sofferenze della popolazione civile.

In tema di mobilitazione militare, mentre Kiev ha lanciato la quarta e si prepara alla quinta coinvolgendo anche le donne, con l’obiettivo di arrivare a 200 mila unità entro il 2015, i separatisti – che possono contare attualmente su poche decine di migliaia di combattenti – hanno appena lanciato la propria con l’obiettivo di coinvolgere, ancora su base volontaria, almeno 100 mila soldati.

Per quanto riguarda le dotazioni militari, la Nato e gli Usa stessi stanno proponendo uno stanziamento di tre miliardi di collari per fornire alle forze governative ucraine, ufficialmente per la prima volta, aiuti in armamenti letali, sebbene dichiaratamente a scopo difensivo, tra cui missili anti-carro, radar in grado di rivelare la posizione dell’artiglieria pesante e dei razzi, droni di sorveglianza, apparati di comunicazione. La Francia, dal canto suo, si è impegnata per fornire carri armati e blindati a supporto delle forze Nato in Polonia, a fronte dell’escalation della crisi ucraina e della crescente tensione con la Russia.

Rear section of a Tochka-U ballistic missile
Sezione posteriore di un missile balistico Tochka-U abbattuto dai separatisti

Sull’altro fronte, fonti vicine ai separatisti suggeriscono che le forze della Novorussia avrebbero a disposizione due aerei caccia russi Su-25, inoltre evidenze dell’abbattimento da parte dei separatisti di missili in dotazione all’esercito ucraino indicherebbero la disponibilità di sistemi di difesa aerea molto sofisticati del tipo Pantsir, sempre di origine russa, oppure che le forze armate Russe stanno “coprendo” i separatisti da oltre confine per mezzo dei loro stessi sistemi di difesa aerea. In ogni caso, mentre da mesi le forze aeree di Kiev non sono in grado di sorvolare i cieli del Donbass, i combattenti separatisti non fanno più mistero delle forniture militari da parte della Russia, ponendo a un livello più alto il coinvolgimento di quest’ultima nella crisi ucraina.

Tutto questo, mentre tra le accuse reciproche sono falliti i colloqui di Minsk volti a costruire un percorso di tregua e di accordo tra le parti in conflitto.

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Rifugio antiaereo nella regione di Rostov sul Don, Federazione Russa

È infine in territorio russo, lungo tutto il confine con l’Ucraina dalla regione di Belgorod a nord fino quella di Rostov sul Don a sud, e soprattutto in quest’ultima, che si registrano segnali estremamente preoccupanti, rappresentativi della percezione da parte russa dei possibili sviluppi della guerra nel paese vicino. Secondo fonti locali, inclusa documentazione video e fotografica, infatti, nella regione di Rostov sul Don, e in particolare nella fascia entro una decina di chilometri dal confine con l’Ucraina, è in corso da parte delle autorità locali la riattivazione dei rifugi di epoca sovietica, inclusa la sanificazione, l’elettrificazione, la connessione alla rete idrica e il riscaldamento, la dotazione di tutti i generi di conforto necessaria  ospitare anche centinaia di persone per ogni rifugio o bunker, mentre gli abitanti in case e palazzi dotati di scantinati adeguati si stanno attrezzando anche personalmente. Le misure non riguarderebbero per il momento il capoluogo regionale che conta due milioni di abitanti.

Queste misure straordinarie sono attuate in previsione di possibili bombardamenti da parte delle forze ucraine che, secondo le autorità russe, potrebbero essere imminenti ed eventualmente finalizzati a creare un casus belli tale da trascinare la Federazione Russa in un coinvolgimento diretto nel conflitto.

E l’Unione Europea, in tutto questo? Conferma ed estende le sanzioni alla Russia. Non c’è altro da aggiungere.

Francesco Meneguzzo

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