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sassuoloRoma 2 feb – Era dal Piacenza di Garilli che in serie A non si vedeva una squadra che scendesse in campo con soli italiani. Era la stagione 93-94 e la neo promossa società emiliana decise di intraprendere una politica “autarchica” che portò avanti fino al 2001. Una scelta coraggiosa, di fronte all’esterofilia dilagante che portò in Italia molti campioni stranieri, ma altrettanti flop.

Oggi una politica simile è portata avanti da un’altra squadra dell’Emilia-Romagna: il Sassuolo. Squadra di provincia al secondo anno assoluto in serie A. Di proprietà di Giorgio Squinzi, amministratore unico del gruppo Mapei (società all’avanguardia nel settore della bio-edilizia) e presidente di Confindustria dal 2012, la società neroverde vanta una rosa di 25 giocatori con solo 4 stranieri.

Domenica il Sassuolo, che attualmente occupa la tranquillissima 11esima posizione in classifica, è scesa in campo con ben 10 giocatori italiani e facendone subentrare altri 3 nel corso della partita. Il risultato di 3-1 sull’Inter ha dato ragione alle scelte di mister Eusebio Di Francesco. Allenatore giovane ed emergente che punta molto sui ragazzi italiani, basti pensare alla coppia d’attacco Berardi-Zaza, rispettivamente classe 1994 e 1991 ed entrambi già nel giro della nazionale maggiore.

Ma non è un fatto inusuale per il Sassuolo. Infatti già alla settima giornata, il 18 ottobre, la squadra di Di Francesco fermò la Juventus, campione d’Italia in carica, con un pareggio. Anche quella sera il Sassuolo schierò 10 giocatori italiani contro solo i 5 (se Ogbonna può essere considerato italiano) della squadra di Torino.

Ancora più eclatante è stata la vittoria per 2-1 sul Milan a San Siro il 6 gennaio di questo anno. Una vittoria conseguita con ben 11 italiani in campo più altri 3 subentrati nel corso del match.

Una scelta importante per una delle squadre meno blasonate del nostro campionato. Ma visti i risultati di questo anno fino ad ora, rispetto alle aspettative di squadre che di italiano hanno solo la città in cui giocano, sembra una scelta se non vincente quantomeno da ammirare e soprattutto da promuovere.

Perché 4 mondiali, un Europeo e un oro olimpico (risultati che ci rendono una delle nazionali più titolate del mondo) non si sono raggiunti per caso. Ma lavorando sui settori giovanili da dove sono usciti decine di campioni. Totti, Baggio, Rivera, Del Piero, Riva, Buffon, Pirlo sono solo alcuni dei nomi dei campioni italiani. E oggi giovani come Berardi, Perin, Scuffet, Belotti, Viviani, Zappacosta e molti altri devono poter trovare spazio e fiducia per non rimanere solo delle eterne promesse.

Federico Rapini  

1 commento

  1. […] I risultati di Sassuolo ed Empoli sono esempi lampanti di come i vivai italiani offrano risorse di alto livello, senza dover andare a scovare chissà chi in Sudamerica o in Africa Centrale. I vari Belotti, Romagnoli, Berardi, Zappacosta, Scuffet, Benassi, Bernardeschi non hanno niente da invidiare ai propri coetanei stranieri. Forse solo la nazionalità. D’altro canto essere italiani oggi sembra essere una discriminante.  […]

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