Il Primato Nazionale mensile in edicola

Damasco, 19 feb – Stando a quanto hanno anticipato nel pomeriggio di ieri i media curdi, ripresi dalla solitamente attendibile Al Masdar News, e la notizia è stata confermata poche ore fa dalla Sana, l’agenzia di stampa dipendente dal ministero dell’Informazione siriano, sarebbe stato raggiunto un accordo fra il partito curdo-siriano, che da anni ha creato una regione autonoma nel Cantone di Afrin, e l’Esercito Arabo Siriano.
Considerando che Afrin è da un mese sotto l’attacco del Free Syrian Army e dell’esercito turco che lo appoggia, la notizia apre due scenari. Il primo, più ottimista, lascia intravvedere l’accettazione incondizionata da parte dei curdi della sovranità di Damasco sulle loro provincie, rinunciando così alle velleità indipendentistiche che li hanno portati a ricevere l’appoggio militare e politico degli Stati Uniti. I quali USA però, nel momento in cui i curdi sono stati attaccati dalla Turchia, non hanno mosso un dito per proteggerli, e infatti da diversi giorni si susseguivano notizie e smentite in merito a richieste di aiuto da parte dei curdi di Afrin all’esercito di Assad.
Per quanto ci siano importanti differenze fra i curdi di Afrin e i loro connazionali che occupano l’intero nordest della Siria, con la benedizione di Washington, usando la sigla di Syrian Democratic Forces (SDF), se effettivamente l’accordo relativo al Cantone di Afrin andasse in porto, potrebbe essere un viatico per il definitivo riconoscimento della sovranità siriana da parte curda. Anche perché le stesse SDF sanno che, in caso di altri attacchi turchi, gli Americani potrebbero decidere di fare nuovamente orecchie da mercante.
Lo scenario più catastrofico è invece legato al comportamento che la Turchia adotterà qualora l’esercito siriano dovesse davvero entrare in forze nella provincia che da un mese è sotto attacco, dall’aria e da terra. Erdogan e il suo ministro degli Esteri hanno ribadito in più circostanze di non voler mettere in discussione la sovranità territoriale siriana, e quindi teoricamente dovrebbero cessare le operazioni se le aree a maggioranza curda dovessero essere riportate sotto il controllo del Regime di Assad. In fin dei conti, il primo obiettivo dei Turchi, ora che hanno dovuto rinunciare al cambio di regime in Siria, scopo dichiarato all’inizio della guerra civile, e perseguito attraverso il supporto a qualunque formazione – curdi esclusi, ovviamente – si sia opposta ad Assad, è evitare che si formino entità autonome curde a ridosso del proprio confine, che diventerebbero un esempio, e un retroterra strategico, per gli indipendentisti curdi di Turchia.
Inoltre, deponendo le armi in nome del rispetto della sovranità territoriale siriana, Ankara avrebbe un eccellente alibi per interrompere un’operazione militare che in un mese ha dato ben pochi risultati. Anche a causa dell’arcinota incapacità bellica dei suoi alleati del Free Syrian Army, ovvero la cosiddetta opposizione moderata ad Assad, che in sette anni di guerra ha subito rovesci a non finire, risultando vincitrice solo nelle battaglie che ha combattuto accanto alle ben più agguerrite formazioni islamiste (e che in seguito è stata pressochè annientata proprio da tali formazioni).
Tuttavia, in un conflitto che imperversa da sette anni, e che potrebbe offrire ai siriani l’occasione di impartire una dura lezione ad Ankara, e ai Turchi di realizzare una parte importante del progetto neo-ottomano di Erdogan, il quale nel 2016 rivendicò sostanzialmente le sue mire sulla siriana Aleppo, oltre che sull’irachena Mosul, non si può escludere che si arrivi a uno scontro aperto fra Siria e Turchia. Con sviluppi imprevedibili.
Nel dubbio, Assad avrebbe deciso per un’offensiva contro i ribelli che ancora tengono le posizioni a est della capitale, e un gigantesco convoglio militare – che comprende i migliori reparti dell’esercito, fra cui la Forza Tigre – ha raggiunto nei giorni scorsi quel fronte. E’ ipotizzabile un bagno di sangue che, se le sorti dello scontro dovessero essere favorevoli al regime di Damasco, permetterebbe a quest’ultimo di dispiegare la totalità delle sue divisioni su un ipotetico fronte turco. In quel caso, i curdi – fino a ieri armati, addestrati e sostenuti dagli Stati Uniti – si schiererebbero senza dubbio dalla parte siriana, decretando così la fine della guerra civile e aprendo un nuovo capitolo dell’infinita tragedia mediorientale.
Mattia Pase

1 commento

Commenta