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Roma, 9 apr – Ieri Papa Bergoglio dal suo autorevole pulpito a San Pietro ha condannato
fermamente il nuovo utilizzo dei gas in Siria, avallando le notizie provenienti dai “ribelli” asserragliati nella cittadina di Goutha, e che oggi chiedono al governo siriano di Assad “garanzie” per arrendersi. Dopo otto anni in cui hanno trasformato la Siria in un mattatoio ora chiedono “garanzie” e montano l’ennesimo attacco coi gas per avere il sostegno morale della comunità internazionale e soprattutto dal famoso “Occidente” che insieme agli arabi wahabiti del Golfo Persico li ha armati e supportati. Otto anni di decapitazioni, esecuzioni di massa, sventramenti, donne Cristiane e Yazide vendute come schiave sessuali al mercato per 60 dollari, i gay buttati dai palazzi, le persone bruciate vive dentro le gabbie… tutto dimenticato con l’ultima notizia su “l’attacco coi gas” e il giorno dopo la pretesa delle “garanzie”.
Per salvare la pelle e magari venire in Europa dove li si aspetta a braccia aperte con programmi di “deradicalizzazione” già raccomandati dalla Ue ai paesi membri. La prima bufala (o fake news) sui gas in Siria risale a marzo 2013. Quel giorno ci furono diverse vittime di cui i “ribelli” accusarono il governo di Assad che smentì. Ma il fatto fece talmente impressione sull’opinione pubblica internazionale che il “pacifista” Obama arrivò a un passo dal mandare i bombardieri su Damasco, con i media occidentali tutti allineati e coperti contro il “feroce dittatore”. Ad aprile 2014 il giornalista americano, premio Pulitzer Seymour Hersh pubblica un dossier accusando gli stessi “ribelli” di autoattentato,
e successivamente una commissione di inchiesta internazionale concluderà che
non era possibile stabilire la provenienza del gas nervino che aveva fatto le
vittime.
Ma comunque il governo siriano consegna il suo arsenale chimico che viene distrutto in mare da una nave militare specializzata della marina Usa. Arriviamo al 4 aprile 2017, quel giorno sui media di tutto il mondo esplode la notizia che il governo siriano di Assad ha fatto un attacco chimico contro la cittadina di Khan Shaykhun con centinaia di vittime. Immediatamente sono diffusi su youtube decine di video raccapriccianti con bambini morenti e ancora una volta “l’Occidente” è travolto da una ondata di indignazione, al punto che il neo presidente Trump ordina una rappresaglia con 54 missili Tomahawk contro la base aerea siriana da cui era partito il velivolo aggressore. Ma stavolta la fake news per avere la massima risonanza mediatica era troppo complessa per evitare svarioni, e proprio dai video vengono le prove della montatura.
Arriviamo al 4 marzo 2018 con un nuovo caso di “attacco coi gas”, stavolta il bersaglio è un ex agente dei servizi russi nella cittadina di Salisbury in Gran Bretagna, e il “target” non è più Assad ma Putin. Nuovamente i media occidentali si sollevano e la politica occidentale si allinea con espulsioni di diplomatici russi e relative ritorsioni. Ma la prima versione della vicenda non sta in piedi, condita di svarioni che denotano una scarsa “professionalità” di chi la ha messa in piedi (eh, non c’è più James Bond). Passano pochi giorni e viene data una nuova versione: peggio della prima, per tentare di eliminare gli svarioni si peggiora la situazione.
A questo punto gli scienziati inglesi che stavano analizzando il gas usato contro
Serghei Skripal hanno dichiarato non esserci nessuna prova che sia stato
fabbricato in Russia, causando una precipitosa marcia indietro del Ministro
degli Esteri Boris Johnson dava per certa la “colpa di Putin”, la vicenda è
rapidamente finita nel dimenticatoio mediatico fino a ieri con il nuovo “attacco
coi gas” ritornando al tradizionale target del governo siriano.
Il bello è che la Ue si organizza per combattere le fake news in vista delle
elezioni europee dell’anno prossimo: solo bufale istituzionali, create da governi,
mezzibusti accreditati, Servizi Segreti, Grandi Giornali… Per tutti gli altri severa repressione, denunce, chiusura degli account e cancellazione delle pagine web
Luigi Di Stefano

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