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killer di DallasRoma, 14 lug – Circola una strana indulgenza nei confronti di Miach Johnson, il killer che la scorsa settimana ha ucciso cinque agenti di polizia a Dallas. Quasi che imbracciare un fucile e far fuori cinque persone sia tutto sommato un atto reso legittimo dal razzismo imperante. Delphine Johnson, per esempio, la madre di Micah ha così commentato in un’intervista il gesto del figlio: “Non odiava i bianchi: ha fatto quello che riteneva giusto per correggere l’ingiustizia nel mondo di oggi”. Poi ha aggiunto: “Era arrabbiato perché nel 2016 gli afroamericani erano ancora trattati come nel 1816, anche se in modo più velato”. Insomma, sono le “ingiustizie” di oggi a giustificare un omicidio plurimo. Ecco il frutto dialettico avvelenato dell’ossessione antirazzista.

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Intanto a Dallas sono stati celebrati i funerali dei cinque agenti di polizia uccisi. I funerali sono cominciati ieri con l’ultimo addio a Lorne Ahrens del Dallas Police Department e a Brent Thompson, ufficiale dell’Area Transito Rapido. E continuano oggi, con la sepoltura di un terzo agente, Michael Smith, per cui ieri è stata già celebrata una messa con rito cattolico. Alla cerimonia per Ahrens, nella chiesa battista di Prestonwood a Plano, Texas – che può ospitare 7.000 persone – la polizia rappresentava la maggioranza dei convenuti. E la maggioranza degli americani, il 69%, pensa che le relazioni razziali negli Usa siano al loro minimo: un sondaggio CBS News/New York Times diffuso ieri descrive un quadro di pessimismo mai visto dal 1992, al tempo dei disordini di Los Angeles. Un clima riflesso nel discorso di Obama a Dallas, secondo cui la nazione americana non è “così divisa” come sembra, ma che ha insistito molto sulla necessità di sconfiggere un razzismo latente mai superato.

Black Brain

Roberto Derta

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