Copenaghen, 20 feb – Il ministro degli Esteri della Danimarca, Inger Stojberg, ha esibito ufficialmente le cifre dell’immigrazione che hanno interessato il suo Paese. E ha espresso grande soddisfazione: il numero delle richieste di asilo presentate nella nazione scandinava è il più basso negli ultimi 20 anni. Dati dell’Eurostat alla mano, la Stojberg ha infatti sottolineato che, nel 2018, in Danimarca vi sono state appena 3.523 domande. E inoltre, su mille immigrati giunti in Europa, solamente 5 hanno fatto richiesta per ottenere l’asilo.

Non è una nazione per immigrati

Inger Stojberg, che fa parte del Partito liberale danese (Venstre), ha quindi commentato questi numeri con la stampa: «Le cifre parlano chiaro, il governo è riuscito a rendere la Danimarca una destinazione meno attrattiva per gli immigrati. Questa riduzione dei richiedenti asilo – ha concluso il ministro degli Esteri – è dovuta sia a politiche più restrittive del governo, sia a iniziative comuni europee». Tra queste misure, la Stojberg cita in particolare il giro di vite sui ricongiungimenti familiari. Facendo un raffronto con il 2015 – l’annus horribilis che ha visto milioni di immigrati riversarsi nel nostro continente – allora furono presentate in Danimarca 21mila richieste d’asilo. Mentre nel 2018, come detto, si è scesi ad appena 3.500.

Il pugno duro di Copenaghen

Già in passato la Stojberg aveva annunciato la chiusura delle frontiere danesi. Copenaghen aveva infatti dovuto constatare le difficoltà, spesso insormontabili, nell’integrare i nuovi arrivati. Di qui la decisione di non accogliere più rifugiati (veri o presunti). Tra le misure adottate dalla Danimarca, una aveva fatto molto discutere: la reclusione su un’isola per richiedenti asilo che hanno commesso reati e per immigrati che non hanno diritto di rimanere di rimanere nel Paese scandivano. A quanto pare, comunque, le politiche di Copenaghen hanno funzionato. E i numeri sono lì a dimostrarlo.

Gabriele Costa

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