Roma, 20 feb – Doccia fredda per Virginia Raggi. Il ministero dell’Economia ha risposto picche alla richiesta della “sindaca” che chiedeva lo sgombero dello stabile di CasaPound in via Napoleone III numero 8. Stando a quanto riportato da Lorenzo d’Albergo su Repubblica, il Mef in una lettera ha dato la stessa risposta che da mesi fornisce anche il ministro dell’Interno Matteo Salvini: lo stabile non rientra negli sgomberi prioritari da effettuare nella Capitale, non essendo a rischio crollo e non presentando problemi per la sicurezza. Una decisione che non è stata presa da Salvini in virtù di chissà quali presunte amicizie con i vertici di CasaPound, ma in una riunione del comitato per l’ordine e la sicurezza il 24 ottobre scorso alla quale ha partecipato la stessa “sindaca”. 

E’ proprio al termine di questo incontro in Prefettura che è stata stilata la lista degli sgomberi prioritari da realizzare a Roma, dove lo stabile di CasaPound figurava dopo i primi quattro edifici pericolanti e altri ventitrè interessati da procedimento giudiziario. Dunque il palazzo di via Napoleone III è almeno in ventottesima posizione nell’elenco dei futuri sgomberi. Perché allora Virginia Raggi continua a chiedere ai quattro venti lo sgombero di CasaPound, nonostante lei stessa abbia partecipato alla riunione in cui è stato definito “non prioritario”? Per motivi di mera propaganda politica, per accreditarsi a sinistra e coccolare un po’ l’Anpi e gli antifascisti militanti in genere.

E così con la complicità di Repubblica e soci parte il solito refrain sui “fascisti del terzo millennio” protetti dal loro amichetto Salvini, cercando di mantenere alta l’attenzione sul palazzo di via Napoleone III in maniera strumentale. Con il solo scopo di mettere in difficoltà il governo e il ministro dell’Interno. Senza tra l’altro riuscirci.

Davide Romano

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