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Dante Vacchi: il fascista che creò le forze speciali portoghesi

by Guido Bruno
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Dante Vacchi, al centro in alto con la macchina fotografica appesa al collo. Al lato sinistro invece si può vedere la sua compagna francese Anne Gauzes.

Lisbona, 24 gen – La storia sconosciuta e misteriosa dell’avventuriero italiano Dante Vacchi, padre delle truppe speciali portoghesi, è stata svelata sul giornale portoghese Observador il mese scorso dal tenente colonnello in pensione Antonio Neves. Da circa tre anni Neves conduce delle ricerche sull’italiano creatore dei Comandos portoghesi, la temuta forza militare anti-guerriglia durante la Guerra d’Oltremare. All’inizio il militare in pensione non aveva alcun interesse verso questa figura straordinaria, al di là del suo coinvolgimento di cinque o sei mesi nelle origini dei Comandos. Poi però l’interesse di Neves cresce “ho cominciato a indagare e mi sono reso conto che fosse più interessante di quello che pensavo, era un uomo di mondo, un nomade, si immischiava in tutti posti con il suo lavoro da corrispondente”.

Ma chi era quest’uomo misterioso? Cesare Dante Vacchi nacque nel 1925 in una famiglia umile, figlio di una maestra delle scuole elementari e di un elettricista delle ferrovie. A 15 anni si arruolò volontario nell’esercito italiano ma solo successivamente arrivò l’esperienza che segnò la sua vita. Il giovane militare rispose all’appello di Mussolini e formò una milizia segreta per contrastare e combattere le truppe alleate, questo gruppo era denominato “La Banda delle Ombre”. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale venne arrestato e condannato dalla Sezione Speciale della Corte d’Assise di Ravenna a 20 anni di carcere, pena poi ridotta varie volte fino alla scarcerazione. Da qui si perdono le tracce di Vacchi, immagini o documenti che certifichino la sua presenza sono rari, infatti “non appare in fotografie e non partecipava ad eventi pubblici in cui poteva essere riconosciuto”. Alcuni indizi però fanno pensare ad un suo arruolamento nella Legione Straniera francese e dopo qualche anno intraprese la carriera di giornalista e fotografo. Secondo le ricerche di Neves risulta che abbia assistito come reporter alle guerre in Indocina, Algeria e Libano. Riappare gli inizi degli anni 60, insieme alla francese Anne Gauzes partì per un viaggio in Angola, all’epoca colonia portoghese, durante il quale lasciò un segno profondo nell’esercito portoghese per poi scomparire nuovamente.

La sua avventura iniziò il 1 aprile del 1962 quando si unì insieme ad un battaglione dell’esercito portoghese di stanza a Noqui, nel nord dell’Angola vicino al confine con il Congo, la guerra era iniziata da circa un anno. La confidenza con i militari portoghesi fu quasi immediata “L’immagine più viva che ho, è la sua disponibilità nell’accompagnarci durante le operazioni, durassero un giorno, due, tre. Dormiva in qualsiasi posto dove noi dormivamo e mangiava la stessa razione che ci veniva distribuita” ricorda Viera Pereira, ex ufficiale e amico di Vacchi. Durante una perlustrazione che durava da un giorno il gruppo con cui sin trovava il reporter italiano subì una imboscata da parte dei guerriglieri angolani. In quel momento percepì che le truppe portoghesi non erano preparate per affrontare la guerriglia, l’equipaggiamento era obsoleto si utilizzavano ancora armi in dotazione dalla Seconda Guerra Mondiale. Nonostante fosse lì in qualità di reporter, allo stesso tempo Vacchi guadagnava “confidenza” anche con i capi militari, con cui parlava della guerra, di tattiche e movimenti sul terreno fino a finire per esercitarsi con i soldati per migliorarne la loro preparazione. Neves spiega che “Il comandante era sensibile ai suggerimenti di Dante Vacchi, al punto che l’italiano suggeriva che se il comandante avesse voluto lui era disponibile per dare un’istruzione simile a quella che aveva visto dai paracadutisti o nella Legione Straniera”.

Infatti, con l’autorizzazione del comandante del battaglione, Vacchi riunì 40 uomini, divisi in due gruppi, è iniziò l’addestramento. Preparazione fisica adeguata, ore e ore di prove di tiro, apprendimento su come muoversi in silenzio nella giungla e a guidare queste esercitazioni sul campo era proprio il reporter italiano con il supporto degli ufficiali. Una delle numerose modifiche apportate da Vacchi fu l’eliminazione delle protezioni dalle jeep per consentire il rapido abbandono del veicolo in caso di imboscata. Questo tipo di addestramento era in contrasto con l’addestramento che veniva impartito in Portogallo, prima della partenza per la colonia d’Oltremare, e i risultati positivi furono immediati. Questi miglioramenti furono notati dalle alte gerarchie dell’Esercito portoghese che, dopo alcune visite nel quartier generale di Noqui, invitarono Vacchi a Luanda e diedero il via al primo corso per ufficiali dei Comandos a Zemba, a circa 300 chilometri dalla capitale angolana. Dante Vacchi fu aggregato al gruppo di ufficiali che dirigevano il corso in qualità di vice del comandante del campo e gli fu data carta bianca. In questo periodo il reporter italiano seguirà l’addestramento in prima persona. Dopo vari corsi nel 1965, a Luanda fu creato il Centro di Addestramento dei Comandos. In questo periodo Vacchi, stanco del rigore militare, entra in contrasto con alcuni ufficiali e abbandona le sue funzioni. Da quel momento si perdono nuovamente le tracce dell’avventuriero salvo qualche testimonianza, come quella del suo amico Vieira Pereira con cui rimase in contatto durante la sua permanenza in Portogallo.

Dante Vacchi fotografo e combattente

Nella foto il primo gruppo di militari portoghesi addestrati da Dante Vacchi.

Per il tenente colonnello Antonio Neves rimangono molti spazi vuoti da colmare nella ricostruzione della vita di Dante Vacchi, nonostante abbia fatto numerose ricerche contattando le riviste e i giornali con cui aveva collaborato non ne sappiano nulla, rimangono soltanto alcune pubblicazioni del reporter. In Portogallo pubblicò tre libri: “Angola 61-63”, un album fotografico dei militari, “Penteados de Angola”, un testo con le immagine delle acconciature delle donne che incontrò in nella colonia africana e l’ultimo intitolato “Porto”, un testo sui vigneti della città del nord del Portogallo produttrice dell’omonimo vino liquoroso. A confermare i suoi buoni rapporti con l’Estado Novo, che gli aveva permesso di seguire le truppe in Africa, bisogna ricordare il reportage sulla residenza di Antonio de Oliveira Salazar, pubblicato nel 1961 dalla rivista Noticia e l’intervista a Marcelo Caetano, il successore di Salazar alla guida del governo portoghese, pubblicata nel 1968 dalla rivista Flama.

La sua produzione non si ferma qui, infatti, gli ultimi lavori di Dante Vacchi ritrovati da Neves sono il libro “I Gesuiti in Libertà”, pubblicato in Francia e Germania nel 1990. I reportage pubblicati dalla rivista francese New Look trattano di una spedizione, in cui accompagnò alcuni scienziati in Tibet alla ricerca dell’uomo delle nevi. E la traversata nel deserto del Sahara, affrontata da Vacchi con una Vespa. L’ultima traccia del misterioso e sconosciuto avventuriero è la data della sua dipartita, Vacchi finisce il suo viaggio intrepido e affascinante in questo mondo nel 1994.

Guido Bruno

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