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emergenza immigrati a CalaisParigi, 11 feb – E’ scontro aperto fra l’amministrazione comunale di Calais, in Francia, e la sezione locale del Secours Catholique, l’organizzazione benefica francese della Chiesa Cattolica, nata più di un secolo fa e negli ultimi anni al centro di una polemica (in buona compagnia di altri enti religiosi), per avere beneficiato -secondo alcuni- di agevolazioni fiscali sulle donazioni, aggirando il dispositivo della legge francese che non riconosce il sovvenzionamento statale per nessuna confessione religiosa. La causa della tensione? La gestione dell’emergenza immigrati da parte dell’organizzazione cattolica ritenuta da molti “clandestina” nel modus operandi.

Per tutta l’estate avevano tenuto banco le immagini di quella che i media avevano ribattezzato giungla di Calais, nell’estremo nord della Francia, dove fra sovraffollamento (nel giugno 2016 erano circa 10000 le persone presenti) rivolte e proteste, era bastato poco perché un giovane sudanese perdesse la vita in uno scontro fra bande di immigrati. Una situazione insostenibile, con migliaia di persone che approdavano a Calais sperando di poter passare il confine e giungere in Gran Bretagna. Così, nell’ottobre del 2016, le autorità avevano risposto ai disordini con l’ennesimo sgombero dell’accampamento. Il secondo nel giro di pochi mesi e con buona pace del prefetto Fabienne Buccio che si era affrettata a dichiarare la fine delle operazioni di smantellamento dell’area, sostenendo che non ci fossero più persone presenti nella zona. La replica del sindaco di Calais, la signora Natacha Bouchart, non si era fatta attendere, denunciando che ancora a migliaia si trovassero nelle aree circostanti, cacciati dal centro e rifugiatisi altrove, spesso in strada.

Appena due giorni fa, l’ennesimo atto di questa storia senza fine. Il sindaco di Calais ha interdetto l’accesso agli spazi gestiti dall’organizzazione Secours Catholique, impegnata nel soccorso agli immigrati in loco, facendo depositare un pesante cassone ribaltabile davanti al cancello d’ingresso. Pare infatti che i soccorritori cattolici avessero solo informato l’amministrazione che di là a poco avrebbero installato alcuni container, utili al deposito di oggetti, abiti e scarpe. Il vice sindaco ha però denunciato che l’installazione delle strutture mobili sarebbe innanzitutto priva di autorizzazione, dunque non legale, e che nessuno fosse stato informato si trattasse in realtà di docce. La ragione della denuncia, che proseguirà senza dubbio in tribunale, ha proseguito il vice sindaco, riguarda la paura che con questo modo di agire, privo di azioni concordate fra autorità e benefattori, possano nuovamente ricrearsi le condizioni per un accampamento stabile al pari della “Giungla”, la cui esperienza, ha tenuto a precisare “C’est ter-mi-né !” Immediata la replica dei rappresentanti del Secours Catholique che hanno sottolineato che non saranno certo delle docce ad attirare i migranti, interessati piuttosto alla Gran Bretagna e che lo Stato non farebbe a sufficienza per la protezione di minori, “trattati come delinquenti” e spesso affetti da scabbia.

Aurelio Pagani

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