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libia guardia costiera ongRoma, 11 mag – “Li abbiamo visti prima noi!”, “No, sono nostri!”. Dev’essere andata più o meno così l’assurda litigata che pochi giorni fa ha quasi causato una collisione fra una nave della guardia costiera della Libia e una dell’Ong tedesca Sea-Watch. Le due navi stavano entrambe recandosi in soccorso di una delle tante carrette del mare che partono dalla sponda sud del Mediterraneo in direzione Italia. Arrivate più o meno contemporaneamente sulla scena, quella delle forze libiche ha nettamente tagliato la strada all’imbarcazione dell’Ong, che solo grazie ad una repentina frenata non ha impattato contro lo scafo della prima.

“Sea-Watch ha cercato di ostacolare le operazioni del Guardacoste in acque territoriali libiche, e voleva prendere a bordo i migranti con il pretesto che in Libia non sono al sicuro”, ha tuonato il portavoce della marina libica Ayoub Qassem, che nonostante la complessa situazione del paese tenta comunque di preservare un minimo di sovranità territoriale nelle acque di competenza. I 350 clandestini sono stati infatti, nel frattempo, riportati immediatamente in Libia.

Un precedente pericoloso, quest’ultimo, dato che se si ripetesse metterebbe a serio rischio le attività dei trafficanti di esseri umani sulle quali la magistratura siciliana ha nelle scorse settimane acceso più di un faro. E che spiega la risposta piccata dell’Ong, evidentemente non abituata ad un concetto come quello di sovranità, dato che parla di un atto “illegale” da parte delle forze libiche: come se le sue operazioni fossero invece perfettamente alla luce del sole.

Nicola Mattei

 

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