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Timpani danneggiati e diplomatici sordi: mistero all’ambasciata Usa a Cuba

by Guido Taietti
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L’Avana, 15 ago – I rapporti tra Stati Uniti e Cuba non sono mai stati ottimi, persino a guerra fredda finita rimasero nulli fino al 2015 quando Obama tentò un riavvicinamento, motivato dal voler concludere il suo secondo mandato almeno con un minimo successo in politica estera. Il primo passo è stato aprire reciproche ambasciate e cominciare ad avere un minimo di rapporti diplomatici. In questi giorni sulla stampa americana emerge però una curiosa storia che lascia intendere che i rapporti tra le due nazioni non siano ancora destinati ad essere “normali”.

In breve, pare che in questi due anni un numero insolitamente alto di membri del personale consolare americano sia stato costretto a rientrare in patria per problemi di salute. Quel che davvero appare bizzarro è che tutti hanno manifestato gli stessi inspiegabili sintomi: una perdita forte dell’udito. Le indagini non hanno ancora portato a nulla, di fatto il Dipartimento di Stato lascia intendere di ritenere plausibile l’uso di qualche arma sonica che operi fuori dalla soglia di udibilità umana e che possa aver danneggiato i timpani alle vittime, anche se tuttavia prove non ne esistono. Per ora il governo americano ha vietato al personale coinvolto nella indagine di parlare alla stampa degli sviluppi della stessa, lasciando intendere che la questione sta interessando i massimi vertici della diplomazia americana.

In questi mesi Washington ha espulso due diplomatici cubani obbligandoli a tornare sulla propria isola, una scelta grave e difficile da non collegare alla storia dei timpani perforati. Il ministero degli Esteri cubano, da parte sua, ha mostrato viva irritazione per questo atto, giudicandolo completamente ingiustificato e quasi provocatorio. Soprattutto alla luce del fatto che Cuba si è mostrata estremamente disponibile a fare luce sui misterioso infortuni chiarendo che il governo cubano ha sempre dato la massima priorità alla sicurezza del personale diplomatico presente sul proprio suolo, anche ovviamente in rispetto della convenzione di Vienna.

Per il momento null’altro si sa e persino la stampa Usa è cauta a trarre conclusioni. Una realistica versione circola invece nelle riviste e nei siti di intelligence di area neocon: se non si tratta di un assurdo incidente, potrebbe trattarsi di uno Stato terzo, magari con rapporti abbastanza buoni con Cuba da sapere che i propri uomini non vengono troppo controllati sull’isola, che ha agito senza coinvolgere, almeno formalmente, la catena di comando del governo dell’isola.

Guido Taietti

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