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Mosul, 22 giu – Il luogo simbolo della nascita dello Stato Islamico è stato distrutto. Si tratta della grande moschea Al Nouri di Mosul, dove tre anni orsono uno sconosciuto Abu Bakr al Baghdadi si autoproclamò Califfo. La moschea e il suo minareto pendente erano il simbolo di Mosul, risalivano al XII secolo ed erano i monumenti più antichi della città. Ormai restano solo poche macerie impolverate.

Il premier iracheno Haider al-Abadi ha dichiarato che la distruzione della moschea, l’ennesima di una lunga serie di distruzioni, è “una dichiarazione ufficiale di sconfitta” da parte dei jihadisti. Anche psicologicamente, per i miliziani del Califfo, è un duro colpo da accettare perché la batosta arriva laddove tutto è cominciato. Il sogno del Califfato sta così svanendo nel luogo in cui è nato.

E con la distruzione della moschea scoppia un piccolo giallo su chi l’abbia realmente distrutta. Isis e americani si accusano a vicenda. Da tempo, ormai, si combatte la battaglia di Mosul e le forze irachene avevano lanciato domenica scorsa l’assalto alla Città vecchia, unica zona della città ancora in mano all’Isis. Il portavoce del comando iracheno ha dichiarato che mentre le forze della coalizione si trovavano a 50 metri dalla moschea, l’Isis l’ha fatta crollare. Da parte loro, i jihadisti affermano che la colpa del crollo sia dell’aviazione americana, che avrebbe bombardato la moschea.

Tuttavia un portavoce della coalizione, il colonnello dell’esercito Ryan Dillon ha precisato che non sono stati gli americani ad abbattere la moschea perché l’aviazione non stava conducendo raid in quell’area quando Al Nouri è stata distrutta.

Negli ultimi giorni le forze della coalizione stavano avanzando molto lentamente, dal momento che nella città vecchia sono presenti centinaia di migliaia di civili, spesso usati come scudo umano dai jihadisti. Molti di questi civili si trovavano proprio all’interno della moschea, ostaggio delle bandiere nere. Il che lascia supporre che insieme alla moschea siano andate distrutte anche moltissime vite umane di civili. Che l’Isis non si faccia scrupolo a uccidere civili è dimostrato anche dal fatto che nelle ore che hanno preceduto la distruzione della moschea i miliziani hanno giustiziato circa 150 civili, che avevano tentato di fuggire verso le forze irachene, che si avvicinavano alla Grande Moschea al Nuri.

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