Washington, 23 feb – Sono dodici, per il momento, i candidati ufficiali alle primarie del Partito Democratico statunitense. Qualcuno probabilmente si aggiungerà ancora alla competizione da cui uscirà il nome dello sfidante di Trump per le prossime presidenziali, che si terranno l’anno prossimo. Ѐ interessante notare che tra questi dodici nomi solo due sono assimilabili all’etichetta “maschio bianco eterosessuale” che tanto viene vilipesa in ragione dei presunti “privilegi” associati a questa condizione. Gli altri dieci si dividono tra donne, omosessuali dichiarati e uomini di differente origine (un candidato è afroamericano, uno di genitori ebrei russi, uno sudamericano, uno asiatico).

Tra i due soli a non rientrare in qualche minoranza uno è John Delaney, dato nei sondaggi al di sotto dell’1%, l’altro è il settantasettenne Bernie Sanders, sconfitto nelle precedenti primarie da Hillary Clinton. Chiaramente, è impossibile credere che questa rosa di candidati sia casuale.

Una discriminazione al “contrario”

Ѐ ovvio che la platea dei candidati alle primarie dem rispecchi il momento storico della sinistra americana e internazionale, dove il prototipo del maschio bianco spesso si trova sotto accusa semplicemente per queste sue caratteristiche, al contrario delle donne e degli appartenenti alle cosiddette minoranze. Si tratta però di un azzardo strategico se consideriamo quale sarà il probabile elettorato democratico alle presidenziali.

Il giornalista e analista della Cnn Ron Brownstein ha osservato che il classico bacino di voto dei Dem, costituito in maggioranza da donne, dalle minoranze “non bianche” e dalla componente più progressista e tendenzialmente istruita dei maschi bianchi, è in aumento. Alle elezioni del 2016 rappresentavano, in quest’ordine, il 58%, il 38% e il 37% della popolazione: nel 2020 potrebbero essere molti di più, e per questo la sinistra americana si sta attrezzando per creare un ambiente politico adatto.

I democratici americani hanno dunque già deciso che gli uomini bianchi non sono più adatti a partecipare al processo (appunto) democratico, in quanto esclusi dal grande gioco delle identificazioni (di genere, di provenienza, di cultura)? Forse. Eppure, il sondaggio condotto dal magazine Politico sulle intenzioni di voto sembra raccontare una storia diversa. Presi in considerazione venti tra i candidati ufficiali e quelli sul punto di scendere in campo, più del 50% delle preferenze viene raccolto dalla somma dei consensi di Bernie Sanders e Joe Biden, e cioè due tra i pochissimi “maschi bianchi eterosessuali”.

A dispetto della propaganda mediatica che batte il martello sul ferro delle questioni di razza e genere, destinate a restare in primo piano nell’agenda della campagna elettorale, sembra che alla fine molti più elettori del previsto, anche tra le file dei progressisti, preferiscano affidarsi a chi la politica l’ha sempre fatta.

Alice Battaglia

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Commenti

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2 Commenti

  1. Del candidato “vecchietto” Bernie Sanders, pur essendo liberal, socialdemocratico ecc. ho letto, all’epoca della contesa / imbroglio con la guerrafondaia Clinton, molte sue posizioni in materia di distribuzione dei redditi, diseguaglianze sociali, potere delle multinazionali meno liberiste degli altri e cosi in politica estera -pur nella “logica” americana di potenza egemone e prepotente- ho trovato prese di posizione piu’ ragionevoli sull’ Iran per esempio ed anche sul conflitto tra Israele e palestinesi (pur essendo lui di origine ebraica) ed in questi giorni anche sulla questione del Venezuela.
    C’è comunque sempre da chiedersi, come sostenuto da Kennedy -sappiamo la fine che ha fatto- e poi anche da Nixon- se i presidenti degli USA hanno davvero una discrezione nell’agire o non siano completamente in balia delle lobby, potentati economici e grandi aziende multinazionali che poi nella realtà impongono direzione e orientamenti.

  2. In realtà Bernard Sanders è un ebreo, sia di padre che di madre, quindi se si trova tra i candidati alle primarie democratiche è soltanto perché a differenza del “maschio bianco eterosessuale” gode di quell’asso nella manica chiamato Shoah :^)
    Per la stessa ragione non è cristiano, altra cosa che lo aiuta a non essere catalogato come “oppressore” agli occhi dei democratici.

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