Roma, 23 feb – L’universo Lgbt non ama la verità. Lo sa bene Martina Navratilova: ex tennista vincitrice di 18 titoli del Grande Slam, destituita dal ruolo di ambasciatrice e consigliera dell’organizzazione pro Lgbt, Athlete Ally. Motivo? Aver definito “follia” e “imbroglio” la partecipazione di trans a gare femminili. L’ex campionessa, dichiaratamente lesbica, in una lettera al Sunday Times aveva spiegato: “E’ sicuramente ingiusto per le donne che devono competere contro persone che, biologicamente, sono ancora uomini. Sono felice di rivolgermi a una donna transgender in qualsiasi forma preferisca, ma non sarei felice di competere contro di lei”.

Il linciaggio della Navratilova

Disamina ineccepibile: del resto è un dato di fatto che i transessuali conservino un Dna maschile. Motivo per il quale non sia sostenibile porre sullo piano un’atleta donna e, di fatto, un atleta uomo. Ma il mondo Lgbt, poco avvezzo a disquisizioni di (questa) natura, ha letteralmente linciato la povera Navratilova. Le sue sarebbero “frasi inquietanti, sconvolgenti e profondamente omofobiche”. Peccato che gli atleti transessuali stiano minacciando lo sport femminile: ora, anche nell’atletica leggera gli uomini gareggiano iniquamente contro il gentil sesso.

Due maschi transessuali del Connecticut hanno infatti dominato una gara, stabilendo persino nuovi record. Si tratta di Terry Miller e Andraya Yearwood, due potenziali paladini (o paladine?) per gli arcobaleni femministi. Potenziali, perché di fatto loro come altri transessuali, stanno condannando le atlete ad una sfilza di insuccessi immeritati.

Un’altra contraddizione del pensiero unico

Un nuovo cortocircuito femminista? Anche stavolta, pare proprio di sì. Intanto, l’associazione Athlete Ally liquida la Navratilova: “Siamo fermamente contro chi perpetua attacchi contro la comunità trans, indipendentemente da chi sia o da quanto ha vinto”. Una lobby, quella Lgbt, che continuerà a negare la verità incontrovertibile.  Collodi e le bugie pinocchiesche certo approverebbero.

Chiara Soldani

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  1. Siamo alla follia. Stanno tirando troppo la corda, prima o poi la gente si stuferà e saranno costretti a rinunciare a quella tolleranza della quale, anche giustamente, godono oggi e ritorneranno a nascondersi nei cessi pubblici.

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