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Marawi, 18 ott – Duterte ha sconfitto l’Isis in cinque mesi. A Marawi, capoluogo dell’isola di Mindanao, l’esercito regolare di Manila, schierato con oltre 7mila militari, ha infatti ripreso il controllo del territorio. Era dal 23 maggio scorso che infuriavano le violenze, cioè da quando i militanti islamisti fedeli allo Stato Islamico aveva occupato la città. Ieri il presidente Rodrigo Duterte ha fatto visita alla città, ha annunciato ufficialmente la sua liberazione e ha dichiarato che Marawi verrà presto ricostruita.



Questi cinque mesi di guerra hanno messo in ginocchio Marawi, che ha subito saccheggi e distruzioni importanti. Ben 148 giorni di conflitto che ha provocato oltre mille morti, soprattutto tra i jihadisti, decine di migliaia di sfollati. Si parla di 200mila profughi da ricollocare. Tra i miliziani islamisti gli ultimi a cadere sono stati i vertici locali dell’Isis, Omar Maute e Isnilon Hapilon, da lungo tempo nella black list dei terroristi più ricercati al mondo. La conferma della loro uccisione da parte delle truppe governative ha permesso di dire a Duterte che Marawi è di nuovo libera. In città rimangono meno di trenta militanti armati.

Sulla testa dei due leader jihadisti pendevano taglie importanti. Il Dipartimento di Stato degli USA aveva offerto un premio di 5 milioni di dollari per quanti catturassero o uccidessero Hapilon, ritenuto responsabile di molti rapimenti di cittadini americani, uno dei quali fu decapitato nel 2001. Hapilon era infatti il capo del gruppo Abu Sayyaf che nel Sud della Filippine da oltre 20 anni è responsabile di sequestri, omicidi e violenze, con il pretesto di un insurrezionalismo di marca islamica. Non solo: il presidente Duterte aveva messo a disposizione 10 milioni di pesos filippini per la cattura di Hapilon. Sull’altro terrorista, Maute, invece, pendeva una taglia di 5 milioni di pesos filippini, essendo colui che ha fondato il gruppo che ha sostenuto la gran parte dei combattenti che hanno invaso Marawi lo scorso mese di maggio.

Duterte canta dunque vittoria, anche se sull’isola di Mindanao la legge marziale, da lui stesso imposta, rimarrà in vigore fino al 31 dicembre prossimo. Segno che anche se lo Stato Islamico è stato sconfitto, resta da lottare contro le spinte radicali dell’islamismo wahabita che sono sempre più efficaci nel reclutare le masse, soprattutto quelle più povere.

Anna Pedri

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1 commento

  1. ….vuole sconfiggere gli islamisti ”radicali” ( ma ci sono quelli non..? Ne dubito.. ) mandi qualche cecchino a ”visitare” i capi degli emirati arabi…

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