Roma, 8 lug — «Ci pis*iano in testa e dicono che è birra», così potremmo riassumere la notizia — che arriva da Singapore e sta mandando in brodo di giuggiole gli ecologisti — della creazione di una birra prodotta con l’acqua di fogna. Avete capito bene, con i reflui fognari, quei fiumi marroni e maleodoranti composti da scarichi di lavandini, feci, urina e altro materiale di scarto umano che si riversano nei nostri fiumi. Dopo due anni passati a suon di confinamenti, mascherine e mani igienizzate 20 volte al giorno, si cambia registro in ossequio al Verbo ambientalista. Finita così l’Era del disinfettante, si dà il benvenuto a quella della Mer*a, però mer*a ecologicamente sostenibile, tra birre fatte con l’acqua di scolo, piatti a base di farina di vermi e mutande cambiate ogni 4 giorni per risparmiare l’acqua, come impone lo ieratico Fulco Pratesi.

La birra fatta con acqua di fogna: ecologisti in visibilio

Gli hipster ecologisti sommelier di birre artigianali hanno trovato pane per i loro denti: ora potranno fingersi intenditori di Ipa senza rinunciare alla spocchia gretina e sentire di aver contribuito al benessere del pianeta sorseggiando la loro dose di acque reflue riciclate. Tale portento si chiama NEWBrew e nasce dalla collaborazione tra Pub, l’agenzia nazionale per l’acqua del Paese, NEWater, società di Singapore attiva dal 2003 che fornisce acqua potabile riciclata dagli scarichi fognari, e dal birrificio Brew. PUB afferma che la nuova birra fa parte di uno sforzo per educare i cittadini dell’isola all’importanza dell’uso e del riciclaggio sostenibili dell’acqua. La base di partenza della «birra di fogna» è prodotta disinfettando le acque reflue con luce ultravioletta e rimuovendo le particelle facendo passare il liquido attraverso membrane dall’alto potere filtrante.

“L’ho assaggiata ed è buona”

La birra all’acqua di fogna è stata lanciata nei supermercati di Singapore lo scorso aprile e annunciata alcuni giorni fa in Occidente da Bloomberg, che ha pubblicato il commento entusiasta di uno degli acquirenti. «Seriamente: l’ho assaggiata e non avrei mai detto che si tratta di acqua del gabinetto», avrebbe detto tale Chew Wei Lian di 58 anni. «Non mi dispiacerebbe berla se me la trovassi in frigo. Voglio dire, ha il sapore della birra e mi piace la birra».

Presto anche da noi?

La birra all’acqua di fogna sbarcherà in Europa? Pare proprio sia inevitabile. Economie avanzate come Israele e Singapore, che dispongono di risorse limitate di acqua dolce, hanno già incorporato la tecnologia nelle loro forniture. E le amministrazioni di metropoli come Los Angeles e Londra stanno già pensando di seguire l’esempio delle prime due. Sempre Bloomberg fa sapere che la Nya Carnegie Brewery, con sede a Stoccolma, ha collaborato con il gigante della birra Carlsberg e l’IVL Swedish environmental research institute per lanciare una pilsner prodotta con liquami purificati, mentre Village Brewery in Canada ha collaborato con i ricercatori dell’Università di Calgary e la società statunitense di tecnologia idrica Xylem per lanciare la propria versione del prodotto. «Berrai acqua di fogna e sarai felice», direbbe qualcuno a Davos.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

3 Commenti

  1. La questione riveste a mio avviso molti aspetti interessanti. Per farla breve ed aprire maggiormente riflessioni critiche, penso che sia da analizzare il fatto che non ci possono far passare le acque reflue come l’ output di un semplice processo espulsorio e defecatorio storico-rurale!
    Il processo di modernizzazione saccheggiante nei tempi, nei modi e negli spazi non può certo “darla a bere”, pensando di neutralizzare tutto con l’ imperfetto sistema-ultravioletti, filtri “micronici”, o, nella migliore della ipotesi, con aggiunta di microbi antagonisti-soluzione evoluta alla giapponese.
    La scienza-tecnica affrettata da quattro soldi, servile al capitalismo saccheggiatore, ha prodotto derivazioni molecolari e biologiche di tale portata da incidere, problematicamente-negativamente, anche sulla sicurezza del riciclo… specie in chiave alimentare. E’ come per i vaccini, dimostrino il contrario, se ne son capaci…

  2. Sulla qualità dell’ acqua, senz’ altro migliore ma non ve ne è totale certezza, è caduta pure la pizza “sovrana” di Briatore a Roma… Ma si sa per lui solo champagne (al prezzo d’ acquisto ovviamente), per gli altri quello che passa il convento, con autobotti o senza!

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