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Pretoria, 13 mag – Lo scorso 8 maggio si sono svolte le elezioni generali in Sudafrica, le seste dalla fine dell’apartheid. A vincere come sempre è stato l’African National Congress, il partito che fu di Mandela e che dal 1994 è ininterrottamente al potere. La notizia è che l’Anc è in calo ma sostanzialmente ha retto, ottenendo il 57% dei voti (alcuni sondaggi lo davano sotto al 50%). E’ comunque il peggior risultato di sempre per il partito che rappresenta la maggioranza nera del Paese: nel 2004 sfiorò addirittura il 70%, sceso poi al 66% nel 2009 e al 62% nel 2014. Una parabola discendente che, a causa degli scandali di corruzione interni al partito e alla disastrosa presidenza Zuma interrotta solo nel 2018, avrebbe potuto causare un tonfo ben più grande. E invece Cyril Ramaphosa, leader dell’Anc, sarà confermato presidente dal Parlamento (in Sudafrica non c’è elezione diretta del presidente e nelle elezioni generali si vota per eleggere il parlamento e i 9 consigli delle provincie che compongono la nazione).

L’Alleanza Democratica non cresce

Elezioni che portano invece ad una semplice conferma, con un leggero calo di consensi, per l’Alleanza Democratica, il principale partito di opposizione che si ferma al 20,60%. Alle elezioni generali del 2014 aveva superato il 22% dei voti. Non un buon risultato per i liberal-conservatori guidati da Mmusi Maimane, soprattutto alla luce dell’exploit delle amministrative del 2016 quando conquistarono Johannesburg e Pretoria. L’Alleanza Democratica va forte soltanto nella sua roccaforte storica, la provincia del Capo Occidentale, dove ottiene il 55% dei consensi. L’elettorato del partito guidato da Maimane è composto soprattutto da bianchi, coloured (meticci) e indiani.

Malema ottiene quasi 2 milioni di voti

Terzo partito sudafricano si confermano gli Economic Freedom Fighters di Julius Malema, partito di estrema sinistra che ha fatto dell’esproprio delle terre dei bianchi la propria battaglia politica di bandiera. Il partito dei “baschi rossi” passa dal 6,35% del 2014 all’attuale 10,79%, per un totale di quasi due milioni di voti. Numeri importanti che confermano la crescita prevista dai sondaggi. Un aumento di consensi considerevole ma comunque inferiore alle aspettative dello stesso Malema, deciso ad erodere in maniere più netta il consenso dell’Anc fiaccato dall’ininterrotta gestione del potere, dai legami con le lobby e dagli scandali di corruzione. C’è da dire che l’Eff è l’unico partito che aumenta i propri consensi in tutte e nove le province, a dimostrazione di un consenso diffuso e legato alla crisi del partito di governo: i 5 punti percentuali persi dall’Anc sono chiaramente andati al partito di Malema. 

Il partito afrikaner raddoppia voti e deputati

A cantare vittoria però è anche il Freedom Front Plus, partito che rappresenta i bianchi sudafricani, in particolare la comunità afrikaner, e che più di tutti ha denunciato l’aumento esponenziale degli omicidi nei confronti degli agricoltori (e la complicità del partito di governo). L’Ffp passa dallo 0,9% del 2014 al 2,38%, diventando di fatto il quinto partito sudafricano. I seggi ottenuti in parlamento passano da 4 a 10. Consensi raddoppiati e grande sodisfazione per un partito che è riuscito con buona probabilità ad erodere una parte di consenso all’Alleanza Democratica, considerata troppo moderata nei confronti delle politiche sempre più discriminatorie dell’Anc e dei toni aggressivi del partito di Malema. Bene anche il Partito della Libertà Inkhata, rappresentante soprattutto degli interessi dell’etnia Zulu, che passa  dal 2,4% del 2014 all’attuale 3,38%.

Nessun terremoto politico

Dunque le elezioni sudafricane non hanno portato a nessun terremoto politico. Tutte le previsioni dei sondaggi sono confermate e il tracollo dell’Anc non c’è stato. Il calo di consensi in favore del partito di Malema era considerato quasi strutturale, bisognerà ora vedere se il maggior peso dell’Eff porterà ad una accelerazione dei processi politici legati all’esproprio delle terre dei bianchi senza compensazione, soprattutto in merito alla possibile modifica costituzionale. L’Alleanza Democratica non è stata in grado di sfruttare le vittorie alle amministrative del 2016, perdendo anzi consensi in favore del Freedom Front Plus. Il partito guidato da Pieter Groenewald inizia ad avere una certa consistenza e inizia a porsi come “sindacato etnico” dei bianchi, soprattutto grazie alla chiara condanna delle politiche discriminatorie e dei cosiddetti “farm murders”. 

Davide Di Stefano

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