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Roma, 15 ago – Il voto per corrispondenza postale è da sempre croce e delizia tanto dell’elettorato quanto dell’opinione pubblica; da un lato dovrebbe logisticamente rendere più agevole la partecipazione dei cittadini alle tornate elettorali, dando la possibilità di superare le inevitabili barriere temporali e infrastrutturali che si presentano in una nazione vasta come gli Usa. Dall’altro si tratta di uno strumento controverso dal cui malfunzionamento possono scaturire una serie non indifferente di problematiche.

Innanzitutto, essendo affidato al servizio postale e a un delicato intreccio di legislazioni statali, si possono creare ritardi, con pesanti conseguenze sulla regolarità dei procedimenti elettorali. Non a caso Trump aveva espresso la sua netta contrarietà alla pratica già a giugno; fino ad arrivare ai primi di agosto, quando era arrivato a minacciare di intentare una causa contro lo Stato del Nevada, reo di aver approvato una legislazione che estende significativamente la facoltà di voto per corrispondenza, andando così a gravare il peso delle incombenze sulle Poste.

E a confermare le perplessità del Presidente arrivano ora alcune note dell’Usps, il servizio postale statunitense, il quale fa rilevare come milioni di voti spediti per le elezioni di Novembre potrebbero non giungere nelle tempistiche previste per legge dai singoli Stati. Una lettera del luglio 2020, i cui contenuti sono stati rivelati dalla emittente Nbc, confermerebbe formalmente i timori espressi da Trump in una serie di tweet nei mesi scorsi: «Le scadenze per la richiesta e la trasmissione delle schede elettorali per posta sono incompatibili con gli standard di consegna del servizio postale. Questa discrepanza crea il rischio che i voti non arrivino in tempo per essere conteggiati in base alle leggi dei vostri Stati», queste le preoccupazioni messe nero su bianco dal consigliere generale Thomas Marshall.

L’emittente ha allora contattato tutti gli Stati a proposito della eventuale ricezione della citata lettera, avendo conferma da alcuni, come Arizona, Michigan e Florida, mentre altri, ad esempio Kentucky e Vermont, hanno replicato di non averla ricevuta. Il problema appare particolarmente gravoso, se si considera che sono milioni gli americani che hanno diritto al voto per corrispondenza, una modalità che la pandemia da coronavirus ha incoraggiato ed esteso. Il rischio è quello di una manipolazione dei risultati elettorali: un rischio su cui l’attuale inquilino della Casa Bianca sta ponendo attenzione da tempo.

Cristina Gauri

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