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Roma, 29 nov – In silenzio, ma in modo estremamente rapido ed efficace, ormai da anni la Russia sta lavorando per espandere la propria influenza in Africa. Nel 2019, anno in cui a Soci il ‘Forum Russia Africa’ ha riunito alla corte di Valdimir Putin i leader di praticamente tutti i paesi africani, le esportazioni russe sono aumentate del 900%. I settori interessati sono prevalentemente quello energetico e degli armamenti.



Russia in Africa: la geopolitica dell’energia

Due colossi energetici di Stato come Rosneft e Rosatom sono molto attivi in Africa. Rosneft è una compagnia petrolifera il cui presidente Igor Sechin è un ex-agente del Kgb operante negli anni ’80 in Mozambico. Proprio dove da alcuni mesi è stato chiuso un accordo per lo sfruttamento di gas estratto da piattaforme. In Egitto la Rosneft sta incrementando la sua presenza nel vastissimo giacimento di gas naturale a Zohr, a discapito purtroppo anche di Eni. Questo è inevitabile quando da una parte c’è un governo che sostiene l’importanza, anche geopolitica, delle proprie aziende pubbliche mentre dall’altra dei cialtroni che perdono tempo a sbraitare contro l’Egitto per la sorte di provocatori manovrati da agenti stranieri.

Rosatom, compagnia energetica che si occupa di nucleare, comincerà a breve la costruzione della prima centrale nucleare in Etiopia. Anche la compagnia petrolifera privata LUKoil, seconda al mondo per riserve petrolifere e controllata da un uomo fedele al Cremlino, consolida la propria presenza nel continente con investimenti in Congo e Ghana.

Armi e diplomazia

Nel campo degli armamenti la compagnia di Stato Rosoboronexport detiene ormai il primato nel ricco mercato africano, dove le guerre sono all’ordine del giorno. Dal 2017 ad oggi il Cremlino ha stretto accordi di collaborazione militare con 24 Paesi che prevedono la fornitura di armi, hardware militare, addestratori, consiglieri e talvolta anche di contractors del ‘Wagner Group’, compagnia militare privata guidata da Evgenij Prigožin, uomo d’affari ritenuto vicino al presidente Putin. Il diplomatico Mikhail Bogdanov da quando nell’Ottobre del 2014 è stato nominato responsabile della diplomazia della Russia in Africa ha già effettuato oltre 50 missioni ufficiali.

Scontro totale con la Francia

In Mali il recente colpo di Stato anti-francese è stato appoggiato da Mosca e Ankara, suscitando le ire di Macron, e il primo diplomatico straniero ad essere ricevuto dalla nuova giunta al potere è stato proprio il russo Mikhail Bogdanov. La Russia si appresta a sostituire i francesi in Africa anche in un’altra loro importante ex-colonia, la Repubblica Centrafricana. Qui il presidente Faustin-Archange Touadéra ha come consigliere per la sicurezza nazionale l’ex-agente dei servizi russi Valery Zakharov. Lo stesso Touadéra ed il premier Firmin-Ngrebada erano ospiti a Mosca ad Ottobre per il compleanno di Vladimir Putin.

L’avanzata jihadista nel Sahel

Con la Francia e gli altri partner Occidentali incapaci di arrestare l’avanzata jihadista nel Sahel, vasta area desertica ricca di materie prime, i leader di alcune nazioni dell’area (Ciad e Niger in particolare) cominciano a guardare alla Russia come principale punto di riferimento. Mosca, dal canto suo, ha già provveduto ad inviare truppe del Wagner Group in appoggio alle milizie governative.

Una base navale nel Mar Rosso

Ma il più importante successo militare in Africa per la Russia è senza dubbio la costruzione di una base navale in Sudan. Questo mese è stato firmato un pre-accordo per la concessione gratuita venticinquennale della base navale di Port Sudan nel Mar Rosso. Una volta operativa potrà ospitare quattro navi da guerra, incluse unità a propulsione nucleare, e fino a 300 uomini. Si tratta della prima base ufficiale di Mosca sul territorio africano dalla fine dell’Unione Sovietica.

La posizione è estremamente strategica poiché fornisce un collegamento tra lo stretto di Suez e quello di Bab el-Mandeb, consentendo quindi alla Russia di avere un collegamento con la base di Tartus (Siria) nel Mediterraneo ed uno sbocco verso l’Oceano Indiano.

Lorenzo Berti

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