Ankara, 13 mar – Quando un sultano dà del tiranno a qualcuno si rischia facilmente di immaginarsi una spettacolo comico, una sorta di demenziale scenetta utile per le barzellette da cabaret. In questo caso però, al di là delle sparate via social, sembra che in atto vi sia uno scontro ben più serio e pericoloso tra due attori politici non certo di secondo piano. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha definito il premier israeliano Benjamin Netanyahu un “ladro che guida Israele” e un “tiranno” che “massacra bambini palestinesi di 7 anni”.

Accuse pesanti che arrivano da un pulpito non certo immacolato e che di per sé rischiano semplicemente di celare una schermaglia tra i due leader. In realtà si tratta di un vero e proprio scontro tra governo turco e governo israeliano, che va avanti da un po’ di tempo e non pare scemare. Anzi, dopo il duro scambio di accuse tra Ibrahim Kalin, portavoce di Erdogan, e lo stesso Netanyahu, la situazione si fa sempre più infuocata.

Ieri Kalin ha accusato esplicitamente via Twitter il primo ministro di Tel Aviv: secondo il portavoce di Erdogan sarebbe responsabile di “razzismo” verso gli arabi israeliani di religione islamica, perché ha dichiarato che Israele “non è uno stato di tutti i cittadini” ma “soltanto” degli ebrei. Parole pesanti a cui il capo del governo israeliano ha replicato definendo Erdogan “il dittatore della Turchia” e accusandolo di arrestare “giornalisti e giudici”. Insomma, Ankara e Tel Aviv si lanciano le medesime accuse via social malcelando di conseguenza frizioni ben più profonde.

“In questo Paese non abbiamo perseguitato nessun ebreo, non abbiamo fatto ad alcuna sinagoga nulla di ciò che tu hai fatto (alle moschee). Non provocarci. Non parteciperemo a questo gioco ma ti chiederemo il conto davanti alla comunità internazionale”, ha tuonato Erdogan riferendosi chiaramente a Netanyahu durante un comizio ad Ankara in vista del voto amministrativo del 31 marzo. “Invece di impedire l’oppressione dei musulmani – ha poi detto Erdogan – il primo ministro di Israele mi prende di mira come una sorta di investimento per le prossime elezioni” di aprile in Israele.

Eugenio Palazzini

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