Roma, 20 set – Impressioni del sultano: “Putin vuole concludere la guerra il prima possibile”. L’equilibrismo ha portato Erdogan a dialogare con tutti, mantenendo una certa imparzialità di fronte al conflitto in Ucraina. Astuto modus operandi turco, per garantirsi corsie preferenziali nella partita in atto. Da terra di mezzo sospesa tra Occidente e sfera russa, senza oscillare troppo da una parte o dall’altra. Per questo, le parole di Erdogan non sono propriamente irrilevanti, e per quanto vadano prese sempre con le pinze, potrebbero rivelare intenzioni non dichiarate.

Perché, secondo Erdogan, Putin vuole porre fine alla guerra

In Uzbekistan, mi sono incontrato con il presidente Putin e abbiamo avuto discussioni molto approfondite con lui. Mi sta dimostrando che è disposto a porre fine a questa situazione il prima possibile”, ha detto il leader turco in un’intervista alla tv americana Pbs. A suo avviso, Putin intende “porre fine a questa battaglia con la pace”. Si tratta in ogni caso “di una mia impressione, perché il modo in cui si stanno svolgendo le cose ora è piuttosto problematico, 200 ostaggi saranno scambiati in seguito a un accordo tra le parti. Penso che si farà un passo avanti significativo”, ha poi precisato Erdogan.

Sulla carta, stando alle affermazioni del presidente turco, non c’è quindi alcuna certezza sulle reali intenzioni di Putin. Difficilmente però, la pur ambigua uscita di Erdogan può essere letta come una sparata senza capo né coda. E’ al contrario possibile che sia ben informato sulle mosse che ha in mente la Russia. Da capire, a questo punto, quando e come Mosca proverà a porre fine alla guerra, aprendo negoziati reali con Kiev. In ogni caso, difficilmente lo farà esattamente alle condizioni di Erdogan.

“Se in Ucraina – ha detto il presidente turco – si stabilirà una pace, ovviamente la restituzione delle terre che sono state invase diventerà molto importante. Putin ha fatto alcuni passi. Noi abbiamo fatto alcuni passi. Le terre invase saranno restituite all’Ucraina“. Per poi aggiungere, specificatamente sulla Crimea: “È dal 2014 che ne parliamo con il mio caro amico Putin e questo è ciò che gli abbiamo chiesto.. purtroppo non è stato fatto alcun passo avanti”.

Eugenio Palazzini

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