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Roma, 10 lug – Santa Sofia, mirabile monumento di Istanbul celebre in tutto il mondo, diventerà una moschea. Non si tratta di un fulmine a ciel sereno, perché da tempo il presidente turco Recep Tayyp Erdogan puntava a raggiungere questo obiettivo che rientra nella sua politica neo-ottomana. Oggi, dopo la decisione del Consiglio di stato della Turchia che ha annullato lo status di museo riservato a Santa Sofia, Erdogan ha annunciato la riapertura dell’edificio come moschea. “È stato deciso che Santa Sofia sarà posta sotto l’amministrazione della Diyanet (autorità statale per gli affari religiosi incaricata di gestire le moschee) e sarà riaperta alla preghiera” islamica. E’ quanto si può leggere nel decreto firmato e diffuso su Twitter dal presidente turco. Provvedimento peraltro già pubblicato in Gazzetta Ufficiale, dunque la “trasformazione” è pressoché imminente.

Una storia complessa

Le virgolette non sono casuali, perché la storia di Santa Sofia è decisamente particolare e va menzionata brevemente per comprendere al meglio la decisione odierna. La prima struttura venne costruita sul sito di un precedente tempio pagano, poi chiamato Magna Ecclesia. Subito dopo venne dedicata a Sophia, non una santa ma esattamente il termine greco che significa “sapienza” e con cui nello specifico si voleva indicare quella di Dio. Dal 573 al 1453 la struttura fu cattedrale Greco-cattolica e poi ortodossa, sede del Patriarcato di Costantipoli fatta eccezione per qualche decennio (dal 1204 al 1261, in cui fu riconvertita dai crociati a cattedrale cattolica di rito romano). In seguito, il 29 maggio 1453, gli ottomani la fecero diventare una moschea. Tale rimase fino al 1931. Dopo essere stata sconsacrata, nel 1935 divenne un museo per volontà di Mustafa Kemal Ataturk. Erano gli anni del nazionalismo laico turco, che impresse una svolta areligiosa a tutta l’Anatolia.

Il messaggio del “sultano”

L’attuale scelta di Erdogan rientra quindi in un lungo processo volto a smantellare la residuale laicità della Turchia e per rivendicare al contempo un ruolo di primo piano nel mondo islamico. Una sfida quindi non solo, e se vogliamo non tanto, alla cristianità. Perché Erdogan lancia un messaggio soprattutto alla “concorrenza” interna alla stessa sfera religiosa che poi si declina e divide, come noto, in vari modi (a volte completamente diversi e in atavica lotta fra loro anche a livello politico). La “trasformazione” in questione non implica perciò, necessariamente, l’apprezzamento da parte di tutti gli islamici. Proprio per cogliere bene questo processo maturato negli ultimi anni, ricordiamo che il 31 marzo 2018 il “sultano” si fece beffe dei divieti di allora e recitò il primo versetto del Corano all’interno di Santa Sofia. Con una speciale dedica: “A chi ha contribuito a costruirla, ma in modo particolare a chi l’ha conquistata”.

Eugenio Palazzini

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