Il Primato Nazionale mensile in edicola

Roma, 10 lug – La sentenza della Consulta non può essere applicata al caso dei clandestini a bordo delle navi Ong straniere. Ne è convinto l’ammiraglio Nicola De Felice, che contesta la decisione della Corte costituzionale di bocciare il divieto di iscrizione all’anagrafe dei richiedenti asilo. Sentenza che – lo ricordiamo – toghe rosse, coop, Arci e tutta la filiera del business dell’accoglienza hanno salutato come il primo passo verso la cancellazione dei decreti Sicurezza da parte del governo giallofucsia.

“Sulle navi Ong straniere vigono le leggi dello Stato di bandiera”

“In attesa di conoscere le motivazioni giustificative non ancora rese note, la pronuncia della Corte costituzionale è contraria alla disposizione del dl Sicurezza che precludeva l’iscrizione all’anagrafe dei migranti richiedenti asilo”, fa presente De Felice, ammiraglio di divisione (ris.), già comandante di cacciatorpediniere e fregate, e che ha svolto importanti incarichi diplomatici, finanziari, tecnici e strategici per gli Stati maggiori della Difesa e della Marina militare. “Tale pronuncia – prosegue De Felice – non può essere applicata ai migranti clandestini a bordo delle navi Ong straniere poiché, sulla base della Convenzione della Legge del Mare dell’Onu (Unclos) ratificata dal Parlamento italiano, su quelle navi vige l’ordinamento giuridico dello Stato di bandiera (ad esempio la nave Sea Watch 3 è territorio tedesco e la nave Ocean Viking è territorio norvegese)”.

“Responsabilità per la richiesta di asilo è dello Stato Ue su cui avviene il primo passaggio illegale”

Ebbene, l’ammiraglio – grande esperto delle vicende giuridiche relative alle navi Ong e al loro traffico di immigrati irregolari, che il Primato Nazionale ha più volte intervistato – spiega che “secondo l’articolo 13 del Regolamento di Dublino la responsabilità per la richiesta di asilo politico e di protezione internazionale è dello Stato membro dell’Ue sul cui territorio avviene il primo passaggio illegale (quindi la Germania o la Norvegia)”, nel caso delle navi Ong citate. Ecco perché, in sostanza, i clandestini scaricati nei nostri porti dalle Ong straniere non hanno diritto a iscriversi all’anagrafe italiana come richiedenti asilo.

“E’ il caso di inserire l’esame di Diritto marittimo nel concorso per entrare in magistratura…”

Sarà forse il caso – conclude De Felice ironizzando su quella che lui ritiene una svista da parte della Consulta – di inserire nel concorso per entrare in magistratura l’esame di Diritto marittimo, paradossalmente facoltativo nelle nostre università per la laurea in giurisprudenza”. L’ammiraglio inoltre annuncia di “aver scritto personalmente agli ambasciatori a Roma di Norvegia (per la Ocean Viking) e Germania (per la Sea Watch 3) affinché rispettino il regolamento di Dublino: facessero sbarcare i clandestini nei loro Paesi come previsto”.

Adolfo Spezzaferro

5 Commenti

  1. Tutto vero se le sentenze fossero emesse su basi di giurisprudenza, anziché su basi politiche e d’interessi lobbistici… Purtroppo siamo nelle mani di una triste congrega di impostori e traditori della Patria!