Il Primato Nazionale mensile in edicola

La nostra storia ha tre attori, alcuni registi e qualche produttore. Lo scenario si svolge in quel segmento di opinione pubblica francese che, tra sovranismo, populismo, revanscismo e brontolii, raffazzona lo scontento di alcune fasce di popolazione di fronte all’attuale fase storica. Si riassume intorno al 25% del corpo elettorale (18% della popolazione reale) e non ha alcuna chance di cambiare le cose. Tuttavia, ha un suo peso sugli esiti della politica reale, in quanto è via via impugnato nei giochi di palazzo e produce effetti a carambola, quali la rielezione di Chirac nel 2002 e l’elezione di Macron nel 2017.



Questo articolo è stato pubblicato sul Primato Nazionale di ottobre 2021

Su questo scenario – privo di una guida strategica e di contenuti da quando Jean-Marie Le Pen ha ceduto il passo – si affacciano oggi tre attori: Marine Le Pen, Florian Philippot ed Éric Zemmour, tutti candidati potenziali all’Eliseo. Nessuno di loro ha alcuna possibilità di vittoria, ma la presenza degli altri due, e in subordine di uno dei due, può tagliar fuori Marine Le Pen dal secondo turno delle presidenziali il prossimo 24 aprile, favorendo l’ascesa all’Eliseo di un candidato atlantista.

Una poltrona per tre

Iniziamo da Marine Le Pen: non ha una visione programmatica precisa, né una linea particolare. Confida nei sondaggi che la vedono andare al ballottaggio in testa al primo turno, il prossimo 10 aprile, e nel calo di popolarità del presidente che è dato per secondo, con due punti di scarto da lei.

La leader del Rassemblement National sembra illudersi di poter vincere le elezioni presidenziali: se tale fosse il caso, saremmo di fronte a un fatto preoccupante. Se conta invece di perdere bene e di ottenere – in scia nelle elezioni politiche immediatamente successive – una mole di deputati in modo da poter condizionare l’Eliseo per i cinque anni seguenti, sta facendo un calcolo sensato.

Ad ogni modo, la situazione particolare in cui versa la Francia rischia di metterla in difficoltà perché non ha voluto – e giustamente perché nemmeno avrebbe potuto – prendere posizioni nette su Covid, vaccini e pass sanitario. Tra i grognards che formano l’elettorato della destra popolare c’è una discreta fetta di negazionisti, no vax e soprattutto di anti-autoritari. Ciononostante rappresentano una minoranza anche nell’elettorato marinista, e strizzare troppo l’occhio nei loro riguardi sarebbe un suicidio elettorale.

Florian Philippot sta facendo leva su tutte le opposizioni alla Covid. Se si presentasse alle presidenziali, potrebbe sottrarre un 3 o 4% di voti al Rn. Sarebbe la sua vendetta dopo essere stato licenziato in tronco dalla volubile Marine, che aveva affidato proprio a lui la campagna del 2017. Questo strano gay antieuropeo ha due frecce al suo arco: le capacità organizzative e la sensibilità sociale. Per il resto siamo al più rigido oscurantismo. Egli, con la sua «corte di Eliogabalo», come fu ribattezzata la sua équipe, era il mentore della Frexit e dell’uscita dell’euro. Ciò costò a Marine non meno di sette punti al primo turno delle scorse presidenziali francesi, e soprattutto una figuraccia epocale nel dibattito con Macron, seguito dalle di lei scuse pubbliche al suo elettorato e dalla separazione dal cattivo consigliere che l’aveva fatta colare a picco.

Arriva l’outsider Éric Zemmour

Éric Zemmour appare come la stella nascente. Parliamo di un israelita nato in Algeria e segnato dall’esclusione dei francesi – avvenuta quando egli aveva tre anni – da quella che fino al 1961 era stata una loro provincia. Zemmour è sicuramente un uomo di ampia cultura, forse eccessivamente segnato dalle vicissitudini dell’infanzia. Piace a certi ambienti di estrema destra perché il suo anti-islamismo è chiaro, e costoro continuano ad illudersi che quella possa essere la chiave per far reagire i cristiani all’immigrazione. I fatti hanno sempre dimostrato che la formula non funziona, ma – specie in Francia – ci si aggrappa a lungo alle convinzioni sbagliate.

Zemmour ha dalla sua l’aver parlato per anni, a volte tutti i giorni feriali, da una televisione privata che lo ha fatto entrare nelle case dei francesi. Sia Marine Le Pen, sia gli ambienti culturali della «nuova destra» hanno dialogato spesso con lui. Che ora si presenti come un cavallo solitario non lo avevano previsto. I sondaggi lo danno in partenza al 7%. Probabilmente sono esagerati appositamente per spingerlo a correre.

A che serve che questi candidati entrino in lizza per far fuori dal ballottaggio Marine Le Pen? Sono in gioco delle poste internazionali che travalicano la politica interna. Le ultime vicissitudini storiche hanno visto l’Eliseo effettuare scelte sorprendenti, come…



La tua mail per essere sempre aggiornato

1 commento

Commenta