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SA3423421Damasco, 15 feb – Secondo fonti militari siriane, l’esercito di Damasco, affiancato sul campo da reparti di Hezbollah e protetto dall’aviazione russa, starebbe iniziando a marciare in direzione di Raqqa, aprendo un nuovo fronte contro l’Isis puntando direttamente alla riconquista della “capitale” del Califfato. Questa azione, in linea con la recente promessa del Presidente Assad di riprendersi pezzo per pezzo l’intero territorio nazionale, avrebbe come duplice effetto quello di giustificare il prosieguo delle operazioni militari anche dopo l’entrata in vigore dell’ipotetico cessate il fuoco di Monaco (che naturalmente non si applicherebbe ai territori occupati dalle bande di Al Baghdadi), e quello di rendere irrilevanti le minacce di Riad di intervento in Siria. L’Arabia Saudita naturalmente non potrebbe inviare dei soldati in Siria senza il paravento della lotta all’Isis, e quindi questa mossa impedirebbe ai soldati del Regno dei Saud di usare questa scusa per entrare in Siria. Infatti, per quanto sia quasi superfluo sottolineare che il vero obiettivo dei Sauditi non sarebbe Raqqa ma Damasco, solo la lotta all’Isis consentirebbe loro di trovare una qualche forma di consenso internazionale all’intervento diretto nella guerra civile siriana.

Per inciso, anche prescindendo da queste considerazioni, i ripetuti scacchi subiti dai Sauditi nello Yemen, ad opera delle milizie Houthi, sembrano rendere poco credibile un loro intervento nel ben più complesso scacchiere siriano, ma evidentemente i vertici politici e militari di Damasco hanno inteso di accelerare l’attacco all’Isis per scongiurare ogni rischio di intervento esterno. La direttrice d’attacco, stando a quanto riportato dal britannico Independent (http://www.independent.co.uk/news/world/middle-east/syrian-army-captures-ground-around-aleppo-ready-to-advance-on-raqqa-a6873086.html), passerebbe per Tabqa, base dall’esercito siriano persa – a vantaggio dello Stato Islamico – nell’agosto 2014 dopo una battaglia di diversi giorni, che aveva pesantemente intaccato il morale degli uomini di Assad. L’esercito ora dovrebbe essere a circa 20 miglia dalla località. La riconquista della base, rappresenterebbe dunque un segnale importante recapitato ad Al Baghdadi, per avvisarlo che i tempi, rispetto a poco meno di due anni fa, sono decisamente cambiati. Inoltre, Tabqa dista meno di 50 km da Raqqa, “capitale” dell’Isis, e costringerebbe improvvisamente gli uomini del Califfo sulla difensiva.

Infine, l’attacco al cuore del califfato potrebbe rafforzare l’alleanza tattica concretizzatasi nella battaglia di Aleppo fra Damasco e i curdi siriani, che occupano la fascia settentrionale del Paese, a nord dunque di Raqqa, e che avrebbero tutto l’interesse a cooperare nuovamente con l’esercito siriano per eliminare la minaccia rappresentata dagli uomini dell’Isis sulle loro città.

Mattia Pase

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