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Roma, 28 nov – In Etiopia è iniziata la battaglia di Macallè, località che ai più ricorderà l’assedio di fine ottocento. Fu lì infatti che una piccola guarnigione italiana resistette per più di un mese – dal 15 dicembre 1885 al 22 gennaio 1886 – a 100mila soldati etiopi guidati dal negus Menelik II. Altri tempi e soprattutto altre armi a disposizione. Stavolta la capitale del Tigrè è assediata dall’esercito di Addis Abeba che da stamani sta colpendo il centro cittadino con pesanti bombardamenti. E’ quanto riferito dal governo locale in una nota diffusa poi dai media e confermata da due funzionari umanitari che si trovano nella città tigrina.



Etiopia senza pace

A poco dunque sembra valso l’appello di Papa Francesco, che durante l’Angelus dello scorso 8 novembre esortava “a respingere la tentazione dello scontro armato”. Dalla regione ribelle, isolata e presa di mira dai cacciabombardieri Mig e Sukhoi dell’aviazione governativa, filtrano infatti notizie sempre più scoraggianti. L’ultimatum del premier etiope Abiy Ahmed è scaduto mercoledì e suona particolarmente inquietante se consideriamo che è stato partorito da un primo ministro insignito del premio Nobel per la pace lo scorso anno. Ahmed ha minacciato la popolazione del Tigrai dicendo che i militari di Addis Abeba non avranno “alcuna pietà” per coloro che non prenderanno subito le distanze dai capi dei ribelli locali. Lo stesso premier etiope ha chiesto ai civili di deporre le armi e restare in casa, mentre al contempo intimava alle sue forze armate di avanzare senza indugio.

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La roccaforte Macallè

Intanto però, nella regione sotto assedio, inizia a mancare il cibo per circa 6 milioni di persone. Le Nazioni Unite da giorni sollecitano l’immediato accesso al Tigrai affinché le organizzazioni umanitarie possano portare i fondamentali aiuti. Il governo di Ahmed continua però a rispondere che un eventuale corridoio umanitario potrebbe essere aperto soltanto sotto la gestione del ministero della Pace. Nel frattempo però proseguono i bombardamenti e gli uomini del Fronte popolare di Liberazione del Tigrè (Tplf) hanno abbandonato la gran parte delle città della regione, asserragliandosi a Macallè e approntando la difesa. Questo significa che hanno predisposto la capitale come roccaforte e che si stanno preparando a una lunga battaglia. Nella guerra che sta insanguinando il Tigrai e che ha già provocato centinaia di vittime, si rischia l’ultima carneficina.

Eugenio Palazzini

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