Roma, 25 mag – Avanza il partito dei Verdi in Irlanda, calano i consensi per i nazionalisti. E’ questo il dato registrato dopo i primi exit poll del voto per le Europee in Irlanda ieri sera. Secondo le rilevazioni all’uscita dei seggi, il Green Party, salito dall’1,6% di cinque anni fa al 9%, si sarebbe impossessato di 3 delle 11 poltrone europee previste per Dublino.

Testa a testa per i moderati, male i nazionalisti

Testa a testa per i due partiti moderati di maggioranza, cioè il Fine Gael del premier Leo Varadkar, che appoggia il Partito popolare europeo, e il Fianna Fail, più moderato sulle questioni europee, sarebbero entrambe al 23%. Così come successo in Olanda, si registra la caduta di 1/5 dei consensi per i nazionalisti, dal 15 al 12% rispetto alle ultime votazioni. L’Irlanda è tradizionalmente una nazione favorevole all’Unione europea. Questo perché dall’ingresso nella Ue, avvenuto nel 1973, l’economia del Paese si è sensibilmente risollevata. Secondo alcuni sondaggi oltre il 90% della popolazione considera imprescindibile l’appartenenza dell’Irlanda all’Unione. Vi è quindi grande apprensione per le sorti della nazione legate alla Brexit, auspicando che il distacco non sia traumatico. La Brexit era stata il fulcro di questa campagna elettorale e il timore di non arrivare ad un accordo sull’uscita del Regno Unito dall’Ue hanno accresciuto la paura di un ritorno a una frontiera chiusa con l’Irlanda del Nord. Tra i temi più discussi, infatti, vi era il cosiddetto backstop, ovvero il meccanismo che entrerà in vigore alla fine del 2020 (o più avanti, se venisse deciso diversamente) nel caso in cui Regno Unito e Ue non troveranno un accordo sui rapporti post-Brexit che garantisca l’esistenza di un confine non rigido tra Irlanda (paese membro dell’Ue) e Irlanda del Nord (regione del Regno Unito).


Cristina Gauri

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