Roma, 6 mag — Nel 2021 Facebook ha deliberatamente provocato il caos in Australia danneggiando siti di informazione e account di ospedali, servizi di emergenza e enti di beneficienza, allo scopo di influenzare a proprio favore l’iter di un disegno di legge che avrebbe obbligato le piattaforme-colosso a retribuire i contenuti pubblicati sui social da testate giornalistiche e imprese di informazione.

L’offensiva di Facebook contro i siti australiani

E’ quanto contenuto nell’inquietante scoop pubblicato dal Wall street journal, venuto in possesso di una serie di documenti interni e di testimonianze esibite alle autorità statunitensi e australiane. Secondo l’inchiesta del quotidiano americano, Facebook programmò intenzionalmente ed attuò in maniera sistematica un’offensiva contro selezionati profili social australiani, portando avanti un «attacco preventivo per ottenere la massima leva negoziale» possibile contro i legislatori australiani.

Anche gli ospedali nel mirino di Zuck

Nel mirino della società di Zuckerberg finirono profili di editori e organi di informazione, ma non solo: «La società — riferisce sempre il Wsj — aveva implementato un algoritmo per decidere quali pagine rimuovere sapendo che quest’ultimo avrebbe sicuramente colpito anche siti al di fuori delle agenzie di informazione», come strutture sanitarie e enti di beneficienza. Secondo quanto riportato, le pagine interessate non erano state informate in anticipo e in quel momento non esisteva alcun sistema per presentare ricorso contro le rimozioni.

Secondo quanto riportato dall’organo di stampa Usa, alcuni dipendenti della piattaforma si sarebbero posti in contrasto con la scelta dei vertici societari, sollevando la questione: ma tutto venne messo a tacere. Dai documenti consultati dal Wall street journal emerge, tra le altre cose, che lo stesso amministratore delegato di Facebook, Mark Zuckerberg, espresse viva congratulazione con i suoi collaboratori per il risultato dell’operazione.

La resa del parlamento australiano

Il Wall Street Journal ricorda che il momento di caos informatico arrecato da Facebook all’Australia si risolse in una sostanziale calata di braghe del parlamento australiano, che «accettò di emendare il disegno di legge esentandone di fatto Facebook e la sua societa’ madre Meta Platforms Inc». Il rapporto del Journal è solo l’ultimo di una lunga serie di rivelazioni da parte di informatori che hanno svelato le pratiche commerciali aggressive e talvolta ingannevoli dell’azienda.

Cristina Gauri

La tua mail per essere sempre aggiornato

Commenta