Roma, 6 mag – Il Pentagono smentisce tutte le ultime rivelazioni dei media americani sugli aiuti dei servizi segreti americani agli ucraini. In particolare nega che gli 007 Usa abbiano fornito informazioni di intelligence all’esercito di Kiev per localizzare e dunque uccidere generali russi, come riportato ieri dal New York Times, e di aver contribuito all’affondamento dell’incrociatore Moskva nel Mar Nero.

Generali russi e incrociatore Moskva, la smentita del Pentagono

“Non forniamo informazioni sulla posizione di alti comandanti militari sul campo di battaglia né partecipiamo alle decisioni sugli obiettivi dell’esercito ucraino”, ha dichiarato ieri il portavoce del Pentagono, John Kirby. “Gli ucraini hanno, francamente, molte più informazioni di noi”, ha precisato durante un briefing con la stampa americana.

Dopo la diffusione della notizia sui media americani e internazionali, Kirby nega così il ventilato contributo dell’intelligence degli Stati Uniti all’affondamento dell’incrociatore russo: “Non abbiamo fornito all’Ucraina informazioni specifiche” per colpire il Moskva, dice il portavoce in una dichiarazione riportata dalla Cnn. “Non siamo stati coinvolti nella decisione degli ucraini di colpire l’imbarcazione o nell’operazione che hanno effettuato – specifica Kirby – non eravamo a conoscenza dell’intenzione dell’Ucraina di colpire la nave”. E ancora: “Gli ucraini hanno le loro capacità di intelligence per tracciare e colpire imbarcazioni russe, come hanno fatto in questo caso”.

Tra il vero e il falso, c’è di mezzo una nebulosa strategia

Al di là delle smentite di Kirby, sempre da prendere con le pinze come tutte le uscite delle parti in causa in questo conflitto, è certo possibile che i servizi ucraini siano ben informati e riescano a compiere molte operazioni complicate contro i russi. Ma è al contempo molto probabile che gli Stati Uniti abbiano dato – e continuino a dare – un loro forte contributo all’intelligence di Kiev. Nulla può essere escluso insomma. Tuttavia, a pesare in questa delicatissima partita, è anche la comunicazione. Come precisato ieri su questo giornale, rivendicare esplicitamente questo genere di operazioni di intelligence suonerebbe come un’aperta dichiarazione di guerra alla Russia, cosa che soprattutto l’Europa intende evitare per scongiurare una pericolosa escalation oltre i confini ucraini.

Le domande da porsi

Il punto quindi non è tanto capire se davvero le spie Usa (ed europee, dovessimo attenerci alle rivelazioni del Nyt) hanno aiutato gli ucraini a uccidere dei generali russi e ad affondare un incrociatore di Mosca, quanto perché alti funzionari americani hanno informato i media che gli 007 hanno agevolato questi attacchi. Il sospetto è, al solito, che la Casa Bianca voglia irritare sempre più il Cremlino e allontanare i negoziati. Con le smentite del Pentagono che suonano al contempo come un tentativo di non premere troppo sull’acceleratore della deflagrazione. Da una parte si getta benzina sul fuoco, dall’altra si chiamano i pompieri per spegnere il potenziale incendio. L’emicrania è assicurata, auspicando che non scateni reazioni scomposte.

Eugenio Palazzini

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