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Roma, 9 mag – Ghana e Costa D’Avorio producono il 70% del cacao utilizzato nel mondo, ma la produzione di questa importante materia prima ha attratto critiche da varie organizzazioni ambientaliste per via del fatto che molti coltivatori distruggono foreste vergini per piantare gli alberi che producono cacao, con ciò causando non pochi danni all’ambiente. L’attivismo delle organizzazioni ambientaliste sta iniziando a dare risultati, visto che i più grandi produttori di cioccolato si stanno impegnando seriamente a comprare cacao solo da coltivatori che lo producono in modo sostenibile. Tra questi spicca la Ferrero.

Ferrero a difesa delle foreste

Il colosso dolciario di Alba da tempo è impegnato a proteggere e ampliare le foreste di Ghana e Costa D’avorio e per tale motivo ha aderito al Cocoa & Forest Initiative, un’alleanza tra i governi delle due nazioni e le industrie del cioccolato avente lo scopo di lavorare assieme per fermare la deforestazione.
Ferrero è molto vicina a raggiungere l’obiettivo di comprare cacao solo da coltivatori che producono in maniera sostenibile, i quali sono stati “mappati” in modo da poter essere sicuri che tutti i chicchi di cacao comprati vengano da loro. Inoltre ha anche sviluppato 15mila ettari di foresta e distribuito 500mila alberi ai coltivatori da piantare nelle loro aziende agricole. Ovviamente per raggiungere questi obiettivi è importante coinvolgere gli agricoltori. Ferrero ha così formato 90mila di essi per insegnargli a coltivare in maniera sostenibile e spiegato a oltre 30mila come coltivare cacao tenendo conto dei cambiamenti climatici.

Nestlé insegue

L’impegno della Ferrero è notevole ma non è l’unica società dolciaria a voler produrre cioccolato in maniera “etica”. Anche Nestlé ha usato il sistema GPS per mappare i coltivatori di cacao di Ghana e Costa D’Avorio e ne ha rimosso dalla sua lista di fornitori 3700, visto che coltivavano in aree protette e, anche se in ritardo rispetto alla Ferrero si è posta l’obiettivo di avere per il 2025 tutto il cacao acquistato da fonti sostenibili. Altre industrie che hanno aderito a questa iniziativa sono Lindt, Mondelez, Olam e Cargill.
Giuseppe De Santis

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2 Commenti

  1. Ferrero, ovvero l’ etica applicata a scoppio ritardato, solo quando “socialmente” riconosciuta obbligatoria! Questo dal punto di vista della produzione. Relativamente al consumo Ferrero dichiari, circa la Nutella, le differenze produttive avvenute dagli anni settanta ad oggi, quantitative e soprattutto qualitative. Non solo, indichi la quantità di prodotto consigliata per persona al fine di tutelarne la salute (contro l’ acidosi, introduzione iper-calorica, rischio di diabete, ecc.).
    Dove c’è la quantità, non c’è etica-qualità che tenga… Che dimostrino il contrario!

  2. MA FERRERO NON E ” QUELLO CHE HA PORTATO LA SEDE FISCALE DELLE SUE AZIENDE IN OLANDA ??NON E QUELLO CHE NELLA NUTELLA.. “LA PORCHERIA GRADEVOLE AL PALATO ” METTE LE NOCCIOLE TURCHE ?? CAPIAMOCI E SIAMO COERENTI…..IO NON MANGIO NUTELLA DA TEMPO..LA BUONA CIOCCOLATA E DIVERSA…

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