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Roma, 9 mag – L’Eurogruppo di ieri ha, dopo oltre un mese di discussioni seguenti la caotica riunione dell’8 aprile scorso, trovato l’accordo definitivo sul Mes. Non si tratta di un vero e proprio “via libera” dato che il consesso ha natura informale, ma i dettagli sono ormai definiti. E come ampiamente previsto ci parlano di condizioni legate all’aiuto del sedicente “sostegno finanziario”.

Il Mes c’è, gli Eurobond (e il Recovery Fund) no

La prima notizia è che ad uscire pienamente sconfessata è la linea Conte-Gualtieri. Com’è noto, infatti, il governo aveva annunciato urbi et orbi la volontà di portare in Ue una linea contraria al Mes e favorevole invece agli eurobond. Cassati questi ultimi per le fortissime resistenze delle nazioni del nord, si era allora ripiegato sul Recovery Fund. Spuntando non più di qualche generica e vaga promessa, replicata anche ieri laddove si legge che “i leader hanno concordato di impegnarsi per la costituzione di un Recovery Fund e incaricato la Commissione di analizzare le esate necessità ed offrire urgentemente una proposta che sia commisurata alla sfida”.

A parte le già analizzate criticità dello strumento per come pensato sino ad oggi, è nei fatti la stessa identica dichiarazione seguita al Consiglio Europeo dello scorso 23 aprile, al termine del quale veniva dato mandato alla Commissione di studiare le proposte in materia. L’ennesimo calcio al barattolo che sposta la decisione finale ancora più in là, nella certezza che comunque non vedremo la “potenza di fuoco” in salsa europea prima del 2021.

Mes: ecco le condizioni (palesi e occulte)

Intanto che aspettiamo un segno di vita da parte di Bruxelles, possiamo consolarci con il Mes. La linea di credito concordata parla di somme che non potranno superare il 2% del Pil di chi ne farà richiesta e potranno essere utilizzate solo ed esclusivamente per le necessità sanitarie – dirette e indirette – legate alla pandemia. Per l’Italia fanno poco più di 30 miliardi (troppa grazia…), da restituire in comode rate, a tassi decisamente bassi (si parla di 0,115%) nell’arco di dieci anni e che l’Eurogruppo auspica possano essere pronti all’uso già dal prossimo primo giugno. Gli unici controlli, avevano assicurato due giorni Gentiloni e Dombrovskis in una lettera indirizzata al presidente dell’Eurogruppo Mário Centeno, saranno quelli relativi alla coerenza delle spese.

Nessuna ulteriore condizione, quindi? Dato che si parla di Ue, il diavolo si nasconde sempre nei dettagli. In questo caso addirittura in una postilla, in una nota relegata al pié di pagina del comunicato dell’Eurogruppo. Scritta in relazione al bisogno, dato che la crisi economica è destinata a colpire tutte le nazioni indiscriminatamente, di garantire una qualche proporzionalità nel monitoraggio del comportamento dei Paesi che chiederanno di accedere al Mes, fa riferimento ad una delle premesse del regolamento 472 del 2013, per cui si ritiene “opportuno che l’intensità della sorveglianza economica e di bilancio sia commisurata e proporzionata alla gravità delle difficoltà finanziarie incontrate e tenga nel debito conto la natura dell’assistenza finanziaria ricevuta”. Peccato che la premessa prosegua (ma non viene – a questo punto volutamente – menzionata) spiegando che l’assistenza finanziaria “può variare da un semplice sostegno precauzionale sulla base delle condizioni di ammissibilità fino a un programma completo di aggiustamento macroeconomico subordinato a condizioni politiche rigorose”. Parliamo d’altronde dello stesso regolamento che disciplina, scendendo nel dettaglio del Trattato istitutivo del Mes, le modalità con cui farci arrivare la Troika in casa.

Non solo. Nello stesso punto (il 5) del comunicato, l’Eurogruppo specifica anche che l’attività di sorveglianza seguirà le linee guida presentate dalla lettera di Gentiloni e Dombrovskis, i quali parlano esplicitamente di un monitoraggio a posteriori seguendo quanto disposto dall’articolo 14 del già citato regolamento, che a sua volta recita: “Uno Stato membro può essere soggetto a sorveglianza post-programma finché non avrà rimborsato almeno il 75 % dell’assistenza finanziaria che ha ricevuto da uno o più altri Stati membri, dal MESF, dal MES o dal FESF […] La Commissione effettua, d’intesa con la BCE, missioni di verifica periodiche nello Stato membro soggetto alla sorveglianza post-programma allo scopo di valutarne la situazione economica, fiscale e finanziaria […] Il Consiglio, su proposta delle Commissione, può raccomandare a uno Stato membro soggetto alla sorveglianza post-programma di adottare misure correttive. La proposta della Commissione si considera adottata dal Consiglio a meno che il Consiglio stesso decida, deliberando a maggioranza qualificata, di respingerla entro dieci giorni dall’adozione della stessa da parte della Commissione”. E il cerchio si chiude.

Filippo Burla

9 Commenti

  1. ma la lettera di gentiloni e dombrovskis dice espressamente che non si prevede l’applicazione a questa linea di credito delle disposizioni di cui agli articoli 3 commi 3 e 4 (sorveglianza rafforzata) né le disposizioni di cui all’art 7 (aggiustamento macroeconomico) del regolamento 472/2013.
    e che voi più? i soldi a gratis?

  2. […] Roma, 5 giu – Il piano del governo giallofucsia è ricorrere al Mes per le spese sanitarie dell’emergenza coronavirus. Al premier Giuseppe Conte manca all’appello solo il via libera del Movimento 5 Stelle, che è passato da un “no senza se e senza ma” a un “forse”. Per trasformare quel “forse” in un “sì al Mes” ci si mette d’impegno anche Nicola Zingaretti. Il leader del Pd dice sì al Fondo salva Stati Ue “senza se e senza ma”. Conte e i suoi alleati vogliono insomma condannare l’Italia a farsi commissariare l’economia per restituire il prestito – sono circa 36 miliardi – nei tempi e nei modi previsti dalla Ue, sostenendo che invece il Mes si può attivare senza condizionalità. Ma così non è, come abbiamo spiegato su questo giornale. […]

  3. […] Roma, 5 giu – Il piano del governo giallofucsia è ricorrere al Mes per le spese sanitarie dell’emergenza coronavirus. Al premier Giuseppe Conte manca all’appello solo il via libera del Movimento 5 Stelle, che è passato da un “no senza se e senza ma” a un “forse”. Per trasformare quel “forse” in un “sì al Mes” ci si mette d’impegno anche Nicola Zingaretti. Il leader del Pd dice sì al Fondo salva Stati Ue “senza se e senza ma”. Conte e i suoi alleati vogliono insomma condannare l’Italia a farsi commissariare l’economia per restituire il prestito – sono circa 36 miliardi – nei tempi e nei modi previsti dalla Ue, sostenendo che invece il Mes si può attivare senza condizionalità. Ma così non è, come abbiamo spiegato su questo giornale. […]