Budapest, 5 giu – Da qualche mese, ormai, il globalismo in salsa liberal ha individuato il suo nemico mortale. Stiamo parlando di Viktor Orbán e della sua «fortezza» Ungheria. Banca centrale nazionale, moneta sovrana, finanziamenti all’economia reale, resistenza alla burocrazia europea, blocco dell’immigrazione, politiche di sostegno alle famiglie autoctone, promozione di valori nazional-patriottici: ovvero tutto quello che i radical chic odiano visceralmente. Che poi queste ricette siano vincenti e convincenti, equivale praticamente a un pugno dritto nello stomaco del redattore medio di Repubblica e dell’Espresso. E di fronte a una realtà che non garba, l’unica arma che rimane a disposizione dei gendarmi del globalismo è quella della calunnia, della diffamazione e, quindi, della disinformazione.

Capita così, infatti, che Repubblica ci porti a fare un viaggio nel «sovranismo reale» dell’Ungheria di Orbán. Il reportage si apre con questa commovente descrizione: «I container blu a tetto bianco sono allineati come le baracche di Birkenau tra le due barriere parallele di filo spinato alte 4 metri con lame di rasoio che per 170 chilometri di confine con la Serbia blindano l’Ungheria dal terrore dei migranti. Container metallici per i dannati della terra, muori di caldo d’estate e geli d’inverno. Lame di rasoio taglientissime, se un bimbo prova a passare può perdere la vista o i connotati. Ovunque telecamere e sensori, pattuglie di commandos sugli Hummer o di auto della polizia. Ovunque arcigni militari e agenti in uniforme mimetica o divisa blu, occhiali a specchio, pistola mitra o manganello in pugno. Controllandoti il passaporto, hanno lo sguardo ostile dei Vopos tedesco-orientali nella Guerra fredda. C’era una volta il socialismo reale, oggi eccovi il sovranismo reale, visto sul terreno». In pratica, secondo il reporter Andrea Tarquini, normali pattugliamenti di frontiera – che si possono osservare anche nei «democraticissimi» Stati Uniti al confine con il Messico (anche sotto Obama, non solo con Trump) – diventano una specie di anticamera all’Olocausto. Il senso delle proporzioni, questo sconosciuto.

Ma l’improbabile paragone con la Germania hitleriana non finisce qui. Già, perché poi parte la solita solfa sui media censurati (falso) e la dura vita delle Ong immigrazioniste (verissimo, ma l’Ungheria ha anche dei difetti). Il fatto (semplicissimo) è che ai semicolti di Repubblica proprio non è andato giù che il «tycoon di origini ebree George Soros» – così è definito da Tarquini – sia stato messo alla porta da Orbán. E con lui tutte le «organizzazioni non governative» composte da «volontari stipendiati» che ricevono finanziamenti dal noto speculatore e addirittura da governi esteri («non governative» de che?). Dev’essere dura, in effetti, non poter lucrare sulla pelle dei succitati «dannati della terra». Insomma, in Ungheria la pacchia è finita per lor signori. Se ne facciano una ragione e lascino quindi da parte le fake news (ché già con la Siria gli è andata parecchio male). Perché tanto non abbocca più nessuno.

Giovanni Coppola

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4 Commenti

  1. gli ungheresi sono un popolo di merda, esaltati che credono di riavere territori che appertenevano all’impero austroungarico (dove loro erano solo mercenari al soldo degli austriaci). Come se l’italia reclamasse i territori appartenuto all’impero romano…
    Sono un popolo discendente da mongoli ed unni, che hanno scarsissimo sangue europeo (basti guardare la lingua e perfino la loro struttura fisica).
    Culla del sionismo (nato a budapest da un potente ebreo) e del piu’ moderno sorosismo…
    Eppure ne ammiro la politica attuale, apertamente anti globalista e mondialista. Spero la mantengano, limitandola ai loro confini, e non siano la futura serbia, che riaccende pericolosi fuochi guerrafondai in Europa

  2. Gli ungheresi sono uno dei popoli più civile e istruiti d’Europa. Anche in epoca comunista, si distinguevano per modernità e riformismo. Ho testimonianza orali di turisti italiani che si sentivano accolti-erano ancora gli anni ’80- da funzionari ungheresi “qui siete ancora in Occidente!”. Che la lingua sia d’origine asiatica, è vero. Ma si è europei non per “la struttura fisica”, ma per una struttura mentale, per una retaggio, per una memoria. L’attuale Costituzione ungherese vale 1000000 discorsi dei nostri “antifascisti” di professione.
    Invece molti dei nostri connazionali hanno una strutturale mentale più simile a quella di un beduino, con tutto il rispetto per chi vive la dura condizione del deserto. No, il paragone non è esatto. Il beduino non può permettersi certi lussi consentiti all’italiota che disprezza i russi, i polacchi, gli ungheresi ecc.
    Troppi connazionali- il ceto “semicolto che si crede progressista perché legge l’Espresso” è uno zotico stipendiato che fino a qualche anno fa credeva ai miti dell’integrazione con tutte le religioni, tutte le culture, sputava luoghi comuni come quelli veicolati da Repubblica & l’Espresso.. Poi la Storia, con i suoi fatti, si è fatta sentire. W la rinascita del popolo ungherese, w la rinascita dei popoli che vogliono mantenere una loro identità sovrana! Muoiano invece i refrattari e i servi del mondialismo.

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