A logo of Banque Privee Edmond de Rothschild is seen on the bank building before a news conference for the group's 2010 results, in GenevaParigi, 27 ago – Come si dice “commissariamento” in francese? Perché questo è quello che è successo al governo transalpino, dopo le dimissioni di Manuel Valls e il reincarico affidatogli da François Hollande.

Galeotte furono le esternazioni di Arnaud Montebourg, ex ministro dell’Economia, reo di aver criticato la linea del rigore portata avanti dall’esecutivo, nonché una certa sudditanza di Parigi rispetto ai diktat di Berlino. Il ribelle è stato messo alla porta senza tanti complimenti.

Il neoministro dell’Economia e dell’Industria è Emmanuel Macron, uomo catapultato al governo direttamente dal settore bancario. Diplomato dell‘Ena, la prestigiosa Scuola della pubblica amministrazione francese, Macron è uno dei consiglieri più fedeli e devoti di Hollande, fin dai tempi delle primarie del 2011, in cui lo sostenne attivamente, pur non essendo ufficialmente membro del partito socialista.

Nel 2007 è stato relatore della Commissione Attali ‘per la liberazione della crescita francese’, nell’ambito della quale ha scambi con diversi economisti europei, tra cui anche l’ex presidente del Consiglio Mario Monti.

Entrato all’Eliseo nel 2012 come segretario generale aggiunto incaricato dei dossier economici, il trentaseienne ex banchiere d’affari da Rothschild si è rapidamente ritagliato un ruolo di spicco nelle stanze del potere e ai tavoli negoziali. All’ultima riunione del gruppo Bilderberg, in Danimarca, figura nell’esclusivissimo gruppo degli invitati.

Insomma, il segnale è chiaro: Parigi non sgarrerà più, nemmeno a parole. È una promessa a garanzia Rothschild.

 

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