abusi-sessuali-minoriLondra, 27 ago – Denunciare il pedofilo? No, se è straniero meglio di no, sia mai si passi per razzista. Anche se di mezzo ci sono abusi su 1400 minori.

La terribile storia arriva dall’Inghilterra, dove a Rotherham, cittadina di 117mila abitanti nel nord del paese, sono stati perpetrati terribili abusi e violenze sessuali dal 1997 al 2013. Fra le vittime bambini di 11 anni, che sono stati stuprati in gruppo, malmenati, intimiditi e sequestrati.

Secondo un documento presentato in diretta ai media britannici, che ha sconvolto la stessa relatrice, la maggior parte degli aggressori era di origine pachistana.

La professoressa Alexis Jay, incaricata dalle autorità locali di fare luce sugli anni di abusi, ha anche trovato gravi responsabilità di polizia e assistenti sociali che non sono riusciti a fermare le violenze.

Nel rapporto si lamenta anche che molti funzionari pubblici temevano di denunciare l’origine etnica di chi era coinvolto nei casi di abuso col timore di essere definito come razzista. A tanto arriva la dittatura del politicamente corretto.

Ma in questa storia sono molti gli aspetti inquietanti. Per esempio la cifra incredibile di 1.400 vittime è solo una stima, per di più al ribasso, di quanto è stato compiuto negli anni soprattutto all’interno della comunità asiatica.

Nel 2010, cinque abitanti di Rotherham erano finiti in carcere per gravi reati sessuali contro alcune ragazze. Avevano creato un vasto giro di prostituzione che coinvolgeva le minori. La stessa situazione si è riprodotta molte altre volte ma pochissimi hanno pagato. Mentre le autorità apparivano di fatto impotenti. Si stima che circa un terzo dei casi fossero già noti ai servizi sociali.

Le vittime infatti erano bambini con gravi problemi familiari, i cui abusi spesso iniziavano proprio fra le mura domestiche. Le autorità non sono riuscite per anni a intervenire in modo decisivo. Il leader del municipio, il laburista Roger Stone, ha così deciso di dare le sue immediate dimissioni dopo che è stato presentato il rapporto.

Giuliano Lebelli

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