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Canberra, 8 apr – Sono tempi di grandi scoperte, quasi al pari del 1492 quando un signore chiamato Cristoforo Colombo approdò in un nuovo continente pensando di essere sbarcato chissà dove: proprio quel Cristoforo Colombo la cui statua viene decapitata nelle università liberal americane perché ritenuto uno sporco colonizzatore bianco. Ci pare evidente che quegli studenti tanto eccitati dalla rivolta siano figli di quei colonizzatori e non degli imprecisati nativi, ma questo e un altro ordine di problema.
Sempre di immigrati, però, vogliamo parlare, e di leggi, sebbene il concetto di immigrazione sfugga troppo spesso dal perimetro della legalità. Il sistema australiano per affrontare gli sbarchi, così detto “Sovereign Borders” (“Frontiere Sovrane”), è così facilmente riassumibile: non è possibile stabilirsi in Australia entrandovi illegalmente. Punto. Pazzesco, vien da dire, visto che l’Australia è un’isola, e visto che gli Alfano ci hanno sempre detto che nel caso del nostro paese, esposto al mare per tre lati su quattro, non era possibile attuare una qualsivoglia forma di controlli serrati e successivi respingimenti a causa dei chilometri di costa esposti. Entriamo nel Mediterraneo e siamo vicini all’Africa. Siamo geograficamente esposti, ci hanno sempre detto, dunque è ovvio che chiunque possa con quattro bracciate avventurarsi in mare e approdare sulle nostre coste, a maggior ragione se coadiuvato da tali Ong spuntate come funghi e che fanno della (falsa) filantropia la propria ragione di vita. I filantropi sono i più pericolosi, grosso modo come tutti coloro che sono assolutamente certi di avere le idee migliori e di non poter ascoltare quelle altrui: nel nome della bontà d’intenti sono stati perpetrati i peggiori crimini, mentre nel nome della cattiveria, a memoria d’uomo, non è stato torto un capello a chicchessia: il cattivo viene sempre fermato preventivamente.
Ma l’elogio della cattiveria lo proporremo un’altra volta: ci preme presentare due o tre numeri sul sistema “Sovereign Borders” che faranno rizzare i capelli. Sapete come venne accolto il protocollo australiano (che poi consiste nell’agganciare i barconi e riportarli da dove sono partiti)? I nostri dissero che sarebbe costato troppo. Sapete quanto è costato alle casse australiane nel 2013/2014? Due miliardi di euro, e si deve tener conto della dimensioni dell’isola Australia. Sapete quanto abbiamo speso noi nel 2016, nel 2017 e quanto è
previsto per il 2018? Rispettivamente 3,3 miliardi di euro, 4,2 miliardi di euro e tra i 4,7 e i 5
miliardi di euro nonostante la diminuzione degli sbarchi.
Appresi questi dati incontestabili, l’unica conclusione a cui possiamo arrivare è la seguente: l’Australia ha investito risorse per tener lontani gli immigrati clandestini mentre l’Italia ne ha investite addirittura di maggiori per riempirsene. I quali, è bene dirlo per sfatare un mito, non pagano alcun tipo di tasse né di pensioni: come potrebbero contribuire al mantenimento dei conti pubblici se non lavorano e, addirittura, vengono mantenuti? La storiella degli immigrati necessari per il futuro di questo sgangherato paese è stata definitivamente archiviata, scoprende la vera manovra che si è sempre celata dietro l’ammasso idiota di buone intenzioni: ripopolare questo Paese ristabilendo un nuovo ordine, deportare masse di diseredati che con sé stessi esportano anche tradizioni e costumi e usanze a noi estranee, quasi sempre impossibili da assimilare serenamente, generando così uno scontro di civiltà che imporrà ad uno dei due di sopravvivere eliminando l’altro. Inutile sottolineare che la nostra civiltà ricopre il ruolo del più debole per una miriade di fattori, primo fra tutti la ferma volontà di certa élite nostrana di riscrivere la storia di questo paese scardinandola dagli storici cardini. Minniti è intervenuto tentando di bloccare l’andirivieni di clandestini, e in parte è riuscito nel suo intento: non casualmente è stato ricoperto
di insulti e di improperi provenienti anche dal suo partito, oltre che dal solito cascame di
indignados delle associazioni umanitarie, quelli che sputano sulla Bossi-Fini con la solita enfasi
con cui sputano sul nome di Marco Minniti, preferendo a lui l’inetto Alfano che, a detta della
signora Bonino, si era reso disponibile a patteggiare con l’Unione Europea un briciolo di flessibilità in più sui conti pubblici italiani in cambio dell’accoglienza di tutti i clandestini pronti a partire dal Nord Africa. Il partito della ex radicale, Più Europa, che suona come una minaccia, equivale a più immigrati, più spesa sostenuta per il loro mantenimento, minore disponibilità per politiche economiche espansive, maggiori concessioni alle loro richieste, un conseguente arretramento per quanto riguarda certe nostre tradizioni ed un finale adeguamento del nostro standard di vita a quello degli sgraditi ospiti, i quali provengono da luoghi dove la vita umana vale all’incirca quanto uno sputo.
Vi è un altro fine, oltre a quello della sostituzione etnica, nel proporre come rimedio alla denatalità l’importazione di centinaia di migliaia di afro-islamici che hanno una media di tre figli per coppia? Dobbiamo parlare, più che di razza bianca, della razza dei traditori.
Lorenzo Zuppini

5 Commenti

  1. Articolo perfetto. (Tra l’altro l’Italia non ha mai avuto una popolazione così numerosa come quella attuale).

    • Infatti.
      Non vedo perché ci sia bisogno di importarne altra popolazione.
      Forse con 80mln di abitanti vogliono ridurla al Messico d’Europa.

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