Roma, 8 apr – Si chiama «sottrazione internazionale di minore», ma è un rapimento vero e proprio compiuto da un genitore in seguito al fallimento del matrimonio o di una relazione mista: la percentuale di sottrazioni è salita vertiginosamente negli ultimi anni con l’avvento della globalizzazione e da quando i genitori hanno capito di poter usare i figli rapiti per estorcere denaro al partner dove esiste tutto un sistema giudiziario connivente. I casi trattati dal Ministero degli Esteri italiano ad esempio sono passati dagli 89 del 1998 ai 341 del 2016. Nonostante la sottrazione internazionale di minore sia un reato previsto e punito dal codice penale, spesso accade che il rimpatrio del bambino non venga eseguito proprio dal giudice straniero e non venga eseguito dalle forze dell’ordine del posto e con le autorità locali che si dimostrano sempre ostili.
La premessa serve a raccontare una delle tante storie capitate ad un papà italiano, libero professionista e padre di un bambino che si chiama Tommaso Miguel Caroli de Oliveira, sottratto dall’ex compagna, originaria di Fortaleza in Brasile. Il papà da anni sta tentando di ricongiungersi con il bambino, affidandosi alla giustizia che dovrebbe tutelare i diritti del minore e quelli del padre e per i quali è in attesa della pronuncia e dei provvedimenti da parte della magistratura italiana.
Per riuscire a rapire il figlio, alla madre (come in moltissimi casi denunciati in Brasile ma non solo) è bastato presentare generiche accuse di violenza domestica; il documento è stato scritto con la collaborazione dell’avvocato Elizabeth das Chagas Sousa.  La professionista ha redatto un elenco di denunce e prodotto prove fasulle attraverso una serie di artifici e raggiri giudiziari godendo del favore dell’intero sistema giudiziario locale per permettere alla cliente di escludere il minore dalla vita del padre. Le due donne hanno premeditato e predisposto un “piano” al fine di realizzare un’indebito profitto, senza tenere minimamente conto che con quell’operazione avrebbero reso orfano (di padre vivo) il piccolo Miguel. Questa pratica manipolatoria non è stata minimamente ostacolata dallo Stato brasiliano e dalla Magistratura. Anzi, anziché punire questi casi, sembra li favoreggi in barba a leggi, Convenzioni Internazionali e Diritti dei bambini, alimentando il profitto generato dall’industria del “diritto di famiglia” che ogni anno si stima frutti oltre 100 milioni di dollari.
Non è infatti azzardato ipotizzare esista una vera e propria associazione a delinquere (di stampo femminista) dedita al sequestro di minori. I casi di rilevanza internazionale lo confermano: pensiamo al caso di Sean Goldman che vide l’intervento della Clinton e di Obama, quello di Sophie Zanger bambina austriaca sequestrata e poi morta in una favelas; quello delle due madri danesi fuggite nel 2017 in Brasile, Angelina Maalue e Avalon Mathieses le quali, dopo aver perso l’affido dei figli, hanno trovato in Brasile l’appoggio di una rete criminale di avvocate femministe che hanno svolto il ruolo di basiste organizzando il viaggio e fornendo loro i passaporti falsi per entrare illegalmente nel paese. Non solo, le due donne godendo di importanti appoggi politici sono riuscite a  far congelare l’espatrio disposto dalla polizia federale relativo a un mandato internazionale di cattura disposto dall’Interpool, grazie ad un provvedimento emesso dalla Suprema Corte. Oppure il caso Samantha Sadicoff conosciuto attraverso la campagna mediatica promossa dalla madre sequestrante come “Samantha Fica” fuggita dagli Stati Uniti; quello di Alice “Bring Alice Home” deportata dal Canada al Brasile privata del padre Cesar Caetano di origine brasiliana e che non vede dal 2009 con l’aiuto delle autorità corrotte; o ancora Bruno padre portoghese a cui la moglie e madre ha sequestrato le figlie portandole in Brasile e dove ad oggi anziché rimpatriarle come previsto dalla convenzione internazionale gli avvocati gli hanno scucito decine di migliaia di euro e costretto addirittura a pagare gli alimenti alla sequestratrice a pena del diritto di visita, che neanche riesce ad esercitare, oltre a rovinarlo economicamente. Pensiamo anche al caso di Horst Kuchelmeister conosciuto anche attraverso il sito internet justica-rj.com (tradotto in tre lingue) dove viene raccontata l’odissea del padre, tedesco, a cui la giustizia brasiliana ha tolto prima ogni bene posseduto in Brasile, poi lo ha arrestato ed infine costretto ad andarsene dal Paese a causa della persecuzione giudiziaria contro di lui, e decine e decine di altri casi noti e meno noti, che per ragioni di tempo e spazio non possiamo citare tutti.
Questo “costume”, tutto a scapito dei figli rapiti, è drammaticamente diffuso. Sono milioni i padri in tutto il mondo, migliaia anche in Italia, privati in tutto o in parte dei figli e obbligati con l’artifizio e l’inganno (lo ripetiamo) all’allontanamento, a pagare alimenti senza poter vedere i figli né comunicare con loro. La legge poi,occorre far notare, viene applicata con spietatezza da famelici “professionisti” e periti vari dove spesso si ipotizza in conflitto di interesse con le proprie clienti, visto il lucroso giro di affari, che diventano però avvocati comprensivi quando si tratta di sanzionare i comportamenti illeciti del genitore rapitore.

figli rapiti Tommaso Miguel Caroli de Oliveira
Il piccolo Tommaso Miguel Caroli de Oliveira con il padre, che non vede dal 2014

Ma torniamo a raccontare la storia di Tommaso Miguel Caroli de Oliveira che non vede il padre dal 2014 e privato di ogni contatto con il papà dall’inizio del 2015. La sua ex compagna brasiliana, incinta, a dicembre del 2011 aveva deciso di tornare a Fortaleza e di rientrare dopo aver dato alla luce il loro figlio, Tommaso Miguel. La donna non tornerà mai più in Italia: accampando varie scuse inizialmente tira avanti per dei mesi obbligando il papà a mandarle i soldi per lei e il piccolo. Dopo due anni passati a fare avanti e indietro il padre le manda un ultimatum: dovete tornare in Italia. “Se vuoi i tuoi “diritti” (tuo figlio) vieni a prenderteli” le risponde lei attraverso Skype. Da quel momento partono una serie di azioni mirate ad impedire gli incontri via Skype e ostacolare le comunicazioni con il padre: un tira e molla che dura fino al 2015 quando poi la donna sparisce definitivamente. Ad oggi dunque i fatti sono i seguenti: il minore, che è anche un cittadino italiano, risulta scomparso non può comunicare con il padre e viene tenuto lontano da lui grazie alla complicità delle istituzioni locali che conferiscono a questi avvocati un potere che travalica lo stato di diritto del minore e tutte le regole previste dalla procedura civile, penale nonché le convenzioni internazionali.
Per far cadere il padre nella trappola la rapitrice e l’avvocatessa hanno allora architettato una serie provocazioni prima lo hanno accusato di violenza domestica mai notificata neanche per via rogatoria; poi hanno inviato una la richiesta di affido esclusivo ed alimenti al solo fine di sequestrare il minore scucire più soldi possibile, sempre con la complicità dell’avvocato brasiliano di parte remissivo e connivente. Accuse mai state notificate così come le richieste al padre mai partite a causa della stessa inerzia della giustizia brasiliana.
Vani in questi anni i tentativi di ottenere informazioni sul figlio sequestrato: avvocati, investigatori, associazioni e mediatori disonesti appena ricevuti i soldi si dileguano. Davvero difficile far valere i diritti dei bambini in Brasile: paese fortemente corrotto e ostile verso gli stranieri, dove professionisti del crimine e Ong senza scrupoli sgomitano su internet per accaparrarsi i clienti interessati solo ai soldi approfittando di queste situazioni.
Il dolore patito dal padre di Miguel non si può descrivere e può spingere alla morte. Per colmare il vuoto e la sofferenza ha aperto una pagina facebook che porta il nome di Pais Separados Brasil che conta già oltre 12 mila followers, che si batte contro questo sistema ha scritto vari articoli e blog in apertura, nella speranza che Tommaso Miguel Caroli de Oliveira crescendo senta il desiderio di cercare il suo papà come lui ha tentato di fare in tutti questi anni. Il sangue non mente e Dio un giorno li farà incontrare.
Antonietta Gianola

5 Commenti

  1. Sono sempre della vecchia opinione:mogli e vuoi dei paesi tuoi!
    Molte donne straniere cercano solo il pollo.
    Amor…amor un par de coyoti!

  2. già…
    le nostre no,eh?
    ho appena finito di parlare con un mio amico separato
    che sta affrontando un inferno dantesco,tra alimenti,mantenimento,avvocati,giudici,tempi di
    visita e rogne con la sua ex…
    che vuole essere ex in tutto tranne che per i soldi.
    ……
    a conti fatti è quasi meglio ricorrere alla procreazione assistita e all’utero in affitto:
    costo totale circa trentamila euro per figlio…
    molto meno di quello che ti costa tutto l’ambaradan che gira dietro ad un matrimonio,anche quando funziona:
    figurarsi poi se fallisce.

    • Mi spiace per il tuo amico.
      Queste storie mi fanno pensare che io,che ho superato la trentina d’anni da un pezzo e non essendo nemmeno fidanzato,farò bene a evitare di sposare qualcuna.

  3. Nulla di nuovo sotto al sole……….polli e galline da spellare e spiumare………i bimbi soffrono……..i genitori infami godono e si arricchiscono……….i governi italiani ridicoli e codardi.

  4. I Tribunali dei Minori in Italia vanno chiusi . Per anni e in tantissimi noti casi hanno dimostrato la loro inutile pericolosità. Solo un paese di bigotti può reggerli.

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