Roma, 21 nov — Ai media mainstream va riconosciuto il dono della cocciutaggine: sono disposti a scrivere qualsiasi cosa, coprendosi spesso e volentieri di ridicolo, pur di rispettare i punti dell’agenda corrente: come nel caso della notizia riguardante la scoperta di un gatto completamente privo di organi sessuali, sia interni che esterni. Una condizione più unica che rara chiamata «agenesia degli organi sessuali», ma da Repubblica al Corriere, da La Stampa a Focus, è tutto un tono trionfalistico, tutto un annunciare a pappagorgia gonfia: hanno scoperto il gatto gender neutral! Come a dire: ecco, vedete, la neutralità di genere esiste anche in natura.

Il povero gatto “gender neutral”

Peccato che «in natura» un gatto non sceglie di assegnarsi il genere neutro (o uno degli altri 96 generi inventati da persone gravemente disturbate) ma ci nasce, come nel caso di Hope, micio trovatello di pochi mesi approdato all’associazione inglese Cats protection. I volontari, nel tentativo di capire se fosse un maschio o una femmina, hanno constatato che non si trattata né dell’uno né dell’altra. Hope, come in seguito confermato dal veterinario, è completamente privo di organi sessuali, sia interni sia esterni, maschili o femminili. Come detto, ha una condizione chiamata «agenesia degli organi sessuali», che non gli impedisce di vivere normalmente. Si tratta del primo caso al mondo rilevato in un felino domestico, un’assoluta rarità, a differenza dell’ermafroditismo (presenza di un doppio corredo di organi sessuali) che è leggermente più diffuso.

Il micio non ha problemi di salute

Nonostante l’assenza di apparato riproduttore, Hope è assolutamente in grado di urinare senza problemi, e se si esclude la possibilità di procreare, i veterinari sono concordi nel sostenere che il bizzarro felino potrà vivere a lungo senza problemi. La speranza, o meglio, l’illusione, è che i «professionisti dell’informazione» si dimentichino in fretta del «gatto gender neutral». E la smettano di utilizzare la sua condizione per giustificare un’agenda dettata dai deliri disforici dei lobbisti Lgbt.

Cristina Gauri

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