Berlino, 15 gen – In Germania divampa di nuovo la polemica sulle politiche migratorie dopo il recente episodio di efferata violenza che ha coinvolto una donna incinta e un immigrato di origini afghane. Teatro della vicenda la cittadina di Bad Kreuznach, vicino Magonza. La donna, di origini polacche, in stato interessante e ricoverata nell’ospedale cittadino, è stata prima “insultata” e poi “accoltellata” da “un soggetto dai tratti arabo-mediorientali”. Il feroce attacco dello straniero ha provocato lesioni gravissime alla gestante, la quale è stata subito ricoverata in terapia intensiva. La venticinquenne verserebbe in condizioni disperate. Non c’è stato invece niente da fare per il bambino che la donna portava in grembo: i colpi inferti dall’immigrato al ventre della ragazza hanno ucciso il feto sul colpo. 

L’infanticida è poi fuggito dall’ospedale dirigendosi verso la stazione ferroviaria di Bad Kreuznach, con l’evidente intento di fare perdere le proprie tracce. La polizia lo ha infine fermato poco prima che egli riuscisse a salire su un treno. L’arrestato sarebbe, secondo il settimanale tedesco Spiegel, un “richiedente asilo afghano venticinquenne”. Quest’ultimo è stato quindi incriminato da un tribunale locale per tentato omicidio, aggressione e interruzione illegale di gravidanza.

Durissimi gli attacchi innescati dalla sanguinosa vicenda nei confronti della Merkel, sia da parte degli avversari della cancelliera sia da parte di alcuni alleati di governo dell’ex leader Cdu. I nazionalisti di AfD e diversi esponenti cristiano-sociali bavaresi concordano nell’attribuire la responsabilità dei fatti di Bad Kreuznach alla “scriteriata linea dell’accoglienza” applicata dalle autorità di Berlino a partire dal 2015. In particolare uno dei più feroci critici della Merkel è Gerd Müller, membro della Csu e precedentemente alleato della Cancelliera, nonché attuale ministro per lo Sviluppo e la Cooperazione economica. Egli ha infatti accusato pubblicamente le decisioni prese finora dalla cancelliera in ambito migratorio come “dannose per la sicurezza dei cittadini tedeschi”.

Cristina Gauri

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Classe 1977, nata nella città dei Mille e cresciuta ai piedi della Val Brembana, dell’identità orobica ha preso il meglio e il peggio. Ex musicista elettronica, ha passato metà della sua vita a fare cazzate negli ambienti malsani delle sottoculture, vera scuola di vita da cui è uscita con la consapevolezza che guarire dall’egemonia culturale della sinistra, soprattutto in ambito giovanile, è un dovere morale, e non cessa mai di ricordarlo quando scrive. Ha fatto uscire due dischi cacofonici e prima di diventare giornalista pubblicista è stata social media manager in tempi assai «pionieri» per un noto quotidiano sabaudo. Scrive di tutto quello che la fa arrabbiare, compresi i tic e le idiozie della sua stessa area politica.

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